di Giuseppe Gagliano –
Attacco missilistico contro una struttura diplomatica statunitense a Baghdad situata nei pressi dell’aeroporto internazionale. L’esplosione non ha provocato vittime, ma si parla di importanti danni al complesso. L’azione, al momento non rivendicata, riflette la continua instabilità in Iraq, dove le forze statunitensi e i loro avamposti rimangono obiettivi per le milizie sostenute dall’Iran. Il gruppo Kataib Hezbollah, una delle principali fazioni armate filo-iraniane in Iraq, ha collegato l’attacco alla visita del presidente iraniano Masoud Pezeshkian, suggerendo che l’obiettivo dell’azione fosse minare questa visita e creare tensioni tra l’Iran e gli Stati Uniti.
Sebbene non ci siano state vittime segnalate, l’episodio dimostra la complessità della situazione politica in Iraq, dove il conflitto tra fazioni filo-iraniane e le forze statunitensi continua a essere un tema dominante. La presenza di circa 2.500 soldati statunitensi in Iraq, ufficialmente impegnati nella lotta contro i residui dell’ISIS, è vista come una provocazione da molte delle milizie locali, che considerano questa presenza come un’occupazione illegittima. Da tempo queste milizie attaccano regolarmente le forze statunitensi e le loro infrastrutture in Iraq e Siria, in risposta anche al sostegno di Washington a Israele e alle azioni contro la Striscia di Gaza. Tuttavia l’attacco arriva anche in un momento in cui si parla di un possibile accordo per il ritiro completo delle truppe statunitensi dall’Iraq entro due anni, un fatto che potrebbe modificare significativamente gli equilibri di potere nel Paese e nella regione.




