di Shorsh Surme –

Il governo iracheno sembra voler mettere alla prova i limiti della propria capacità di far rispettare il monopolio statale sulle armi, arrestando un leader del Movimento al Nujaba e consegnandolo successivamente all’apparato di sicurezza delle Forze di Mobilitazione Popolare (PMF). Una mossa che, tuttavia, indica anche la volontà di evitare un confronto più ampio con le fazioni armate.

Lunedì un’unità del Servizio antiterrorismo ha arrestato Abbas Hussein al Yaqubi, funzionario dell’intelligence di al Nujaba e comandante delle PMF, nella provincia di Dhi Qar, in esecuzione di un mandato giudiziario. È sospettato di essere coinvolto in attacchi contro la presenza e gli interessi statunitensi in Iraq.

Le autorità giudiziarie non hanno ancora chiarito le ragioni dell’arresto né le accuse formali a suo carico.

Le PMF hanno successivamente annunciato di aver preso in custodia al Yaqubi. Il portavoce Muhannad al Aqabi ha dichiarato che il comandante è stato trasferito alla Direzione generale della sicurezza delle PMF per “seguire il suo caso giudiziario”, senza fornire ulteriori dettagli. Il passaggio del detenuto dal Servizio antiterrorismo all’apparato di sicurezza delle PMF suggerisce che il governo, dopo aver mostrato la volontà di utilizzare le forze statali contro una figura di spicco di una fazione armata, abbia scelto di contenere la situazione per evitare uno scontro diretto, soprattutto alla luce delle minacce rivolte al primo ministro Ali al Zaidi.

Secondo fonti locali, al Yaqubi è responsabile della sicurezza nella regione meridionale della cintura di Baghdad.

Il Movimento al Nujaba, fazione sostenuta dall’Iran, continua a rifiutare il piano governativo che prevede il monopolio statale delle armi entro il 30 settembre.

Il portavoce governativo Haider al Aboudi ha ribadito che l’arresto è avvenuto in virtù di un ordine giudiziario e che il governo agirà secondo la legge contro chiunque si opponga al monopolio statale delle armi. Tuttavia, Baghdad non ha portato fino in fondo il confronto: invece di mantenere al Yaqubi sotto custodia statale, lo ha consegnato alle PMF, segnale di un equilibrio politico volto a evitare un’escalation.

L’arresto rappresenta finora la prova più significativa degli sforzi del governo al Zaidi per far rispettare il principio del monopolio statale sull’uso della forza, una questione particolarmente delicata in Iraq a causa dei legami delle fazioni armate con influenti forze politiche e delle loro capacità militari autonome rispetto alle istituzioni statali.

Un funzionario di al Nujaba ha definito l’arresto del capo dell’intelligence del movimento una “pericolosa escalation”, promettendo una risposta entro poche ore.

La tensione è aumentata dopo una minaccia di Kataib Hezbollah contro il primo ministro, che ha spinto Hadi al Amiri, leader dell’Organizzazione Badr, a chiedere una deescalation tra il governo e le “fazioni della resistenza”.

Al Amiri ha messo in guardia contro “azioni affrettate, avventate o provocatorie”, invitando tutte le parti a evitare retoriche incendiarie. Da parte sua, Abu Mujahid al Assaf, funzionario della sicurezza di Kataib Hezbollah, ha rivolto un duro avvertimento al primo ministro, accusandolo di “terrorizzare le famiglie dei mujahidin” attraverso incursioni nelle abitazioni sotto supervisione americana. Ha indicato come condizioni per disinnescare la crisi il ritiro americano, l’espulsione delle forze turche e lo scioglimento delle Peshmerga.

Secondo i media iracheni, si è tenuta una sessione straordinaria tra al Zaidi e la Commissione per la Sicurezza e la Difesa sulla legge relativa al monopolio delle armi. Durante la riunione sono emerse obiezioni, prese di posizione in difesa delle fazioni e interrogativi su come gestire le armi e dove trasferire combattenti e famiglie.

Queste posizioni mostrano come il governo non operi in un vuoto politico: qualsiasi tentativo di imporre un monopolio completo sulle armi potrebbe trasformarsi rapidamente in una crisi politica e di sicurezza più ampia.

Al Aboudi ha ricordato che l’Iraq ha rischiato l’isolamento internazionale proprio a causa della questione delle armi. L’equilibrio perseguito dal governo sembra intenzionale: dimostrare la capacità di eseguire provvedimenti giudiziari contro figure di spicco, ma contenerne le conseguenze prima che lo scontro si intensifichi.

La tempistica è delicata, poiché la missione della coalizione internazionale in Iraq sta per concludersi. Al Aboudi ha dichiarato che la coalizione sta accelerando le procedure per terminare la missione entro la fine di settembre, mentre il primo ministro concentra gli sforzi sul rafforzamento delle capacità di difesa aerea.

In un ulteriore segnale della preferenza per il dialogo, Nouri al Maliki, capo della Coalizione Stato di Diritto, ha annunciato la creazione di un comitato incaricato di collaborare con il governo per sviluppare meccanismi di attuazione del monopolio statale sulle armi.

Durante un incontro con l’incaricato d’affari statunitense Joshua Harris, al Maliki ha sottolineato che la questione deve essere affrontata attraverso il dialogo e la comprensione e che lo Stato e le sue istituzioni costituzionali rappresentano l’autorità competente in materia di sicurezza. Harris ha elogiato il ruolo di al Maliki nel sostenere la stabilità e la cooperazione tra Baghdad e Washington.

Il governo iracheno sembra dunque impegnato a mantenere un equilibrio delicato: affermare l’autorità statale sulle decisioni in materia di sicurezza senza indurre le fazioni armate a ritenere che l’obiettivo sia disarmarle con la forza o avviare uno scontro su vasta scala.

L’arresto di al Yaqubi potrebbe aver raggiunto almeno in parte questo obiettivo: mostrare la volontà del governo di utilizzare gli strumenti dello Stato, offrendo allo stesso tempo una via d’uscita attraverso la sua consegna alle PMF ed evitando che il primo test di forza degenerasse.

In un Paese in cui i confini tra istituzioni statali e fazioni armate restano fluidi, il messaggio più significativo è che Baghdad cerca di imporre nuove regole sul controllo delle armi, ma è costretta a metterle alla prova gradualmente, passo dopo passo, per evitare il costo di uno scontro che nessuna delle due parti sembra disposta a sostenere.