di Giuseppe Gagliano –

La paralisi del porto di Umm Qasr, principale scalo marittimo iracheno, evidenzia gli effetti della guerra tra Stati Uniti e Iran sull’economia di Baghdad. La riduzione del traffico attraverso lo Stretto di Hormuz ha infatti isolato il porto, compromettendo sia le esportazioni di petrolio sia l’arrivo di beni essenziali per il Paese.

L’Iraq dipende quasi interamente dalle entrate petrolifere, che rappresentano circa il 90% delle risorse dello Stato. Attraverso Umm Qasr transitano inoltre cereali, materiali industriali e beni di consumo indispensabili. Un blocco prolungato rischia quindi di alimentare carenze, aumenti dei prezzi e tensioni sociali, mettendo sotto pressione i conti pubblici e la stabilità politica.

La crisi si inserisce in un contesto regionale sempre più complesso. Le milizie filo-iraniane hanno intensificato gli attacchi contro obiettivi statunitensi, mentre Washington e Arabia Saudita hanno colpito le Forze di mobilitazione popolare, formalmente integrate nell’apparato statale iracheno. Baghdad continua così a trovarsi stretta tra l’alleanza con gli Stati Uniti e la profonda influenza esercitata dall’Iran, con margini di autonomia sempre più ridotti.

Anche la posizione geografica del Paese si sta trasformando da vantaggio a vulnerabilità. La limitata apertura sul Golfo Persico rende l’Iraq fortemente dipendente da Hormuz, mentre le difficoltà nel Mar Rosso e le tensioni attorno al Canale di Suez riducono ulteriormente le alternative per il commercio marittimo.

Per ridurre questa dipendenza, il governo punta sul progetto della cosiddetta “Via dello Sviluppo”, un corridoio infrastrutturale da 17 miliardi di dollari destinato a collegare il futuro Grande Porto di Faw alla Turchia e quindi ai mercati europei attraverso una rete ferroviaria e autostradale. L’iniziativa coinvolge partner regionali come Turchia, Qatar ed Emirati Arabi Uniti e mira a trasformare l’Iraq in un hub logistico tra Asia ed Europa. Tuttavia, il successo del progetto dipenderà dalla capacità dello Stato di garantire sicurezza e controllo del territorio.

Parallelamente cresce il peso degli investimenti emiratini nelle infrastrutture portuali irachene. Abu Dhabi punta a consolidare una rete logistica che colleghi Golfo, Mar Rosso, Africa orientale e Mediterraneo, offrendo a Baghdad nuove opportunità economiche ma anche una crescente dipendenza da capitali e interessi esterni.

La vicenda di Umm Qasr dimostra come le infrastrutture strategiche possano diventare ostaggio delle tensioni geopolitiche. Più che un semplice porto bloccato, lo scalo rappresenta oggi il simbolo di un Paese ricco di risorse ma ancora incapace di sottrarsi alle rivalità tra Stati Uniti, Iran, Arabia Saudita e monarchie del Golfo, con il rischio che ogni progetto di sviluppo resti subordinato agli equilibri della regione.