di Nicola Comparato –
Resta viva la tensione in Iraq, paese spaccato tra sovranisti, desiderosi di uno stato incentrato su diritti, sul valore delle istituzioni e sulla giustizia, e “individualisti”, interessati solo a rendere più forte la propria influenza sociale e disposto a scatenare il caos pur di ottenerla. A descrivere in questi la situazione attuale è il cardinale Louis Raphael Sako, patriarca caldeo di Baghdad, che alla vigilia della festa dell’Assunta ha denunciato con parole pesanti la battaglia per la sopravvivenza della comunità cristiana irachena.
Già da alcune settimane la sede del patriarcato di Baghdad è stata temporaneamente trasferita nel territorio del Kurdistan Iracheno, a Erbil, che lo stesso Patriarca ha descritto come un luogo sicuro e dignitoso, in seguito all’annullamento del decreto che ne riconosce ruolo e autorità da parte del presidente della Repubblica Abdul Latif Rashid.
Un atto politico, violento e discriminatorio, secondo il patriarca Sako, che ha deciso di trasferire la sede in segno di protesta contro lo stato. Ma tra gli attori protagonisti in questa vicenda spunta anche il nome del leader cristiano del gruppo armato “Movimento Babilonia”, Rayan il Caldeo, sostenuto da milizie filo-iraniane composte da cristiani, sciiti e sunniti, che sono considerati una minaccia per la stabilità del paese.
Il discutibile Rayan il Caldeo, protagonista negli anni di episodi controversi, fu in passato impegnato in prima linea nella lotta contro lo Stato Islamico, e nel corso del tempo si è affermato sempre di più nel paese sul piano politico ed economico. Le intenzioni del Caldeo sono ben chiare al patriarca, che ha dichiarato pubblicamente che Rayan con il suo gruppo armato vuole costituire una regione autonoma. Il movimento Babilonia è a tutti gli effetti una milizia sciita e attualmente dispone del ministero dell’Immigrazione e di quattro deputati. Il Caldeo ha inoltre accusato il patriarca di aver sottratto numerosi beni alla Chiesa e di essersi appropriato di milioni di dollari, trasferiti poi su un conto segreto in Canada. Nessuna prova a riguardo, ma a conti fatti questo risulta essere un vero e proprio tentativo di destabilizzare la Chiesa cristiana in Iraq.
Oltre a questo si temono anche tensioni nel Kurdistan Iracheno, ma la minaccia peggiore viene vista dall’amicizia tra Rayan il Caldeo e Israele, soprattutto dopo la sua presunta visita a Tel Aviv. Sempre secondo il patriarca Sako, che di recente ha ventilato l’idea di voler boicottare le prossime elezioni, l’annullamento del decreto da parte del presidente Rashid è da collegare a presunti adulatori che lo hanno spinto con inganni e pressioni di vario genere a prendere questa decisione. A conti fatti nella costituzione irachena non c’è traccia di potere decisionale “a sorpresa” in merito ad eventuali revoche o di annullamenti di decreti. A livello cronologico questi eventi in Iraq stanno accadendo a nove anni esatti dalla fuga da Mosul e dalla piana di Ninive verso il Kurdistan Iracheno a causa dell’ avanzata dello Stato Islamico. Era l’agosto dell’anno 2014 quando i jihadisti dell’Isis conquistarono buona parte del nord della nazione.




