di Giuseppe Gagliano –
Ieri un drone israeliano ha colpito una nave carica di aiuti umanitari in acque internazionali, a ridosso di Malta. Il bersaglio non era militare. A bordo non c’erano armi, ma volontari. Uomini e donne provenienti da 21 Paesi diversi, imbarcatisi in silenzio per rompere l’assedio su Gaza, portare viveri e denunciare al mondo l’inferno in cui Israele ha trasformato l’enclave palestinese.
Il raid ha colpito con precisione il generatore della nave, lasciandola in panne, in balia delle onde e del silenzio. Un attacco chirurgico contro l’infrastruttura minima che garantiva sicurezza e comunicazioni. Non è stato un errore: è stato un messaggio.
Israele, che ufficialmente non commenta, lascia filtrare da fonti anonime che la nave “potrebbe essere legata ad Hamas”. Una formula trita, riciclata per giustificare tutto: bombardamenti su ospedali, su convogli ONU, su civili che fuggono. Ogni forma di soccorso è sospetta, ogni voce dissidente è complice del “terrorismo”.
Ma stavolta a essere colpiti sono stati cittadini europei, attivisti, figure pubbliche, osservatori internazionali. Ecco perché l’episodio è particolarmente grave. Non è solo l’ennesima violazione del diritto internazionale: è l’attacco deliberato contro la possibilità stessa di testimoniare, documentare, denunciare.
Nel frattempo Gaza muore. Oltre 55mila palestinesi uccisi, tra cui 15mila bambini. Milioni ridotti alla fame, senza acqua, senza cure. Secondo l’ONU, il 92% dei bambini tra 6 mesi e 2 anni non riceve nutrimento sufficiente. Almeno 50 bambini sono morti per malnutrizione. Numeri da genocidio, nascosti tra le pieghe del silenzio mediatico.
Israele blocca ogni ingresso umanitario da mesi. Chi prova a forzare il muro dell’indifferenza, come la Freedom Flotilla Coalition, finisce sotto attacco. Come nel 2010 con la Mavi Marmara, anche oggi la solidarietà viene criminalizzata, delegittimata, bombardata.
E l’occidente, quello dei valori, delle libertà, delle “responsabilità di proteggere”, si limita a esprimere “preoccupazione”. Nessuna sanzione, nessuna condanna esplicita, nessun ambasciatore convocato.
Israele non teme più reazioni. Perché sa che ogni sopruso, ogni eccidio, ogni azione illegale sarà comunque assorbita, giustificata, oppure dimenticata. E intanto la strategia prosegue: ridurre Gaza al nulla, e chi osa portare una scatola di latte o una telecamera… al silenzio.




