di Alberto Galvi –
Per la quarta volta in due anni gli israeliani si sono recati alle urne nel tentativo di arrivare ad un governo che dia al paese la sospirata stabilità politica. Il primo ministro Benjamin Netanyahu e i suoi alleati religiosi e nazionalisti, insieme a un gruppo di partiti anti-Netanyahu, non hanno raggiunto la maggioranza parlamentare richiesta per formare un nuovo governo, e ciò ha sollevato la possibilità entro la fine dell’anno di una quinta elezione consecutiva.
L’affluenza alle urne è stata alta nonostante la stanchezza degli elettori israeliani costantemente chiamati ai seggi: in ballo c’era un vero e proprio referendum sul primo ministro Benjamin Netanyahu, che è sotto processo per corruzione.
In questa tornata vi è stato comunque uno spostamento degli elettori verso la destra che sostiene gli insediamenti in Cisgiordania e si oppone alle concessioni nei colloqui di pace con i palestinesi. Questa tendenza è stata evidenziata dal successo elettorale di un partito religioso anti-arabo ultranazionalista.
Le elezioni si sono svolte mentre la situazione israeliana del Covid-19 è migliorata notevolmente. Circa la metà della popolazione è stata completamente vaccinata e funzionari sanitari dicono che Israele è sulla buona strada per l’immunità di gregge. Un altro 15 per cento della popolazione si è ripreso dal Covid-19, mentre più di seimila persone sono decedute.
Per vincere le elezioni bisognava ottenere 61 seggi su 120 alla Knesset, il parlamento israeliano. La consultazione si era attivata a dicembre quando il parlamento non era riuscito a concordare il budget di programmazione economica, ponendo fine a un accordo di condivisione del potere di sette mesi tra Netanyahu e il suo principale rivale nelle tre elezioni precedenti, Benny Gantz del partito Blu e Bianco. L’accordo di unità nazionale era stato firmato lo scorso aprile durante la prima ondata di coronavirus.
Potrebbero volerci settimane prima che gli israeliani sappiano chi guiderà il loro prossimo governo, ed anche per i risultati definitivi delle elezioni so dovrà pazientare ancora una settimana. Già nei prossimi giorni il residente Reuven Rivlin avvierà le consultazioni con tutti i leader dei partiti che hanno ottenuto la rappresentanza alla Knesset, i quali gli diranno chi saranno disposti ad appoggiare come premier.
Il presidente chiederà entro il 7 aprile al leader più titolato di provare a costruire un governo, avviando un periodo di trattative per comporre una coalizione che potrebbe durare fino a sei settimane.




