di Giuseppe Gagliano –
Israele ha avviato le procedure per la costruzione di oltre 1.200 abitazioni nell’ambito del progetto E1, che prevede complessivamente almeno 3.400 unità nell’area tra Gerusalemme Est e l’insediamento di Ma’ale Adumim. Il piano, destinato a modificare profondamente la geografia della Cisgiordania, ha provocato la condanna di Regno Unito, Francia, Germania, Italia, Paesi Bassi, Canada e Norvegia, secondo i quali comprometterebbe ulteriormente la prospettiva di uno Stato palestinese territorialmente continuo.
L’area interessata si estende per circa dodici chilometri quadrati e occupa una posizione strategica. Il collegamento tra Ma’ale Adumim e Gerusalemme Est rischierebbe infatti di interrompere la continuità della Cisgiordania lungo l’asse tra nord e sud e di separare ulteriormente Gerusalemme dai territori palestinesi. Il ministro delle Finanze Bezalel Smotrich, tra i principali sostenitori dell’espansione degli insediamenti, ha apertamente indicato come obiettivo politico quello di impedire la nascita di uno Stato palestinese.
Al progetto si collega la cosiddetta Strada della Sovranità, finanziata da Israele con 92 milioni di dollari, attraverso la quale il traffico palestinese verrebbe indirizzato su un percorso separato rispetto alle infrastrutture utilizzate dagli israeliani. Secondo i critici, questo sistema consoliderebbe una frammentazione territoriale nella quale gli spostamenti palestinesi rimarrebbero subordinati al controllo israeliano.
Il progetto E1 risale ai primi anni Novanta, ma per decenni la sua realizzazione era stata rallentata dalle pressioni internazionali, soprattutto statunitensi ed europee. La situazione politica è cambiata con il rafforzamento delle componenti nazionaliste e religiose della maggioranza guidata da Benjamin Netanyahu e con il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca. Smotrich dispone inoltre di importanti competenze sulla pianificazione degli insediamenti attraverso il Ministero della Difesa, elemento che ha accelerato le procedure amministrative.
L’espansione degli insediamenti comporta anche conseguenze economiche. La costruzione delle abitazioni richiede investimenti pubblici, infrastrutture, servizi, collegamenti stradali e protezione militare, mentre la crescente frammentazione della Cisgiordania rende più difficili gli spostamenti, gli scambi commerciali e gli investimenti palestinesi. Le demolizioni di circa cinquanta attività commerciali ad al Eizariya, avvenute nel maggio 2026, hanno ulteriormente aumentato le preoccupazioni per l’impatto della riorganizzazione territoriale sull’economia locale.
I governi occidentali che hanno condannato E1 hanno inoltre avvertito le imprese interessate alle gare che la partecipazione al progetto potrebbe comportare conseguenze giuridiche e danni reputazionali. Resta tuttavia aperta la questione delle eventuali misure concrete che potrebbero accompagnare queste dichiarazioni, mentre Israele continua a procedere con l’espansione degli insediamenti.
La situazione si inserisce in un quadro di crescente pressione sulla popolazione palestinese della Cisgiordania, caratterizzato dall’aumento delle demolizioni, degli sfratti e delle violenze dei coloni. Il timore dei governi contrari al progetto è che E1 renda sempre più difficile una futura soluzione basata su due Stati, trasformando progressivamente sul terreno un’occupazione militare in una nuova configurazione territoriale difficilmente reversibile.



