di Giuseppe Gagliano –
Dal 7 ottobre 2023 la Cisgiordania è diventata un laboratorio di quello che Medici Senza Frontiere definisce un “modello di interferenza sistematica”. Tradotto: chi ha bisogno di cure deve fare i conti con un sistema di blocchi stradali, posti di controllo, violenza armata e ostacoli amministrativi che, di fatto, trasformano l’accesso alla sanità in un percorso a ostacoli mortale.
Il report “Violenza e cure negate”, pubblicato il 6 febbraio dall’organizzazione umanitaria, è un pugno nello stomaco. I numeri parlano da soli: 870 palestinesi uccisi, oltre 7.100 feriti, centinaia di attacchi a ospedali e ambulanze. Non è guerra, perché non ci sono due eserciti che si fronteggiano. È una lenta agonia imposta a una popolazione, resa possibile dall’impunità totale garantita dal contesto internazionale.
L’aspetto più inquietante? Il metodo. Non si tratta di episodi isolati, ma di un sistema ben oliato. C’è la chiusura fisica: i posti di blocco si moltiplicano, le ambulanze vengono fermate e lasciate lì, con i pazienti dentro. Se qualcuno ha bisogno di cure specialistiche fuori dalla Cisgiordania, deve chiedere il permesso a Israele. Il 44% delle richieste è stato negato o è rimasto in sospeso tra ottobre 2023 e agosto 2024. Risultato: i malati cronici sono condannati a un lento declino, mentre chi ha bisogno di un intervento urgente rischia di morire prima di ottenere una risposta.
Poi ci sono gli attacchi veri e propri: incursioni nei campi profughi, ospedali circondati da mezzi corazzati, cecchini appostati all’esterno delle strutture sanitarie. In alcuni casi, le forze israeliane sono entrate direttamente negli ospedali, bloccando pazienti e personale medico. Le cliniche da campo, allestite per le emergenze, vengono prese di mira come se fossero obiettivi militari.
E infine ci sono i coloni, il terzo pilastro di questa strategia. Armati, organizzati, spesso appoggiati dai militari, attaccano chiunque provi a muoversi liberamente. Nel 2024 l’OCHA ha registrato quasi 1.500 aggressioni da parte loro: pestaggi, case incendiate, minacce ai medici. L’obiettivo è sempre lo stesso: rendere impossibile la vita ai palestinesi e costringerli alla resa.
Nel frattempo, mentre la comunità internazionale discute su cosa sia apartheid e cosa no, Israele continua indisturbato la sua opera di espansione: insediamenti illegali, demolizioni di case, confisca di terre. Il tutto condito da dichiarazioni di circostanza sul diritto alla sicurezza e alla difesa.
Medici Senza Frontiere nel suo report chiede a Israele di rispettare almeno il diritto internazionale umanitario. Un appello destinato a cadere nel vuoto, mentre il mondo si volta dall’altra parte.



