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Continuano le tensioni diplomatiche tra Spagna e Israele, che hanno portato alla chiusura delle rispettive ambasciate. Tutto era partito nel 2024, quando le proteste ufficiali di Madrid per il genocidio di Gaza avevano funto da catalizzatore per il riconoscimento della Palestina, per cui il governo di Tel Aviv aveva richiamato l’ambasciatrice Rodica Radian-Gordón.

Nel settembre dello scorso anno il governo spagnolo aveva annullato un contratto con Tel Aviv da 700 milioni di euro, e il mese successivo il parlamento aveva approvato con 178 favorevoli e 169 contrari l’embargo totale sulle armi dirette in Israele.

Nei giorni scorsi il governo spagnolo si è inoltre espresso in modo fermo contro l’aggressione di Israele e degli Usa all’Iran, fino ad interdire l’uso delle proprie basi per le missioni di guerra.

Ieri è stata annunciata la revoca dell’incarico dell’ambasciatrice spagnola in Israele Ana Sálomon, peraltro già richiamata lo scorso settembre. La Spagna ha quindi chiuso in modo permanente la sua rappresentanza diplomatica a Tel Aviv, riducendo la presenza a ufficio d’incarico d’affari.