di Giuseppe Gagliano

Il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman (Mbs) ha dichiarato che l’Arabia Saudita non riconoscerà Israele senza la creazione di uno Stato palestinese indipendente con Gerusalemme Est come capitale. L’affermazione riflette un importante orientamento della geopolitica mediorientale, che si interseca con le dinamiche globali. L’Arabia Saudita, una delle principali potenze economiche e religiose del mondo arabo, gioca un ruolo centrale nel determinare gli equilibri regionali, e la sua posizione è cruciale per qualsiasi progresso nel processo di pace israelo-palestinese. Con la guerra tra Israele e Hamas, che ha ulteriormente aggravato le tensioni nella regione, la normalizzazione dei rapporti tra Israele e i Paesi arabi, promossa dagli Accordi di Abramo di Donald Trump, è stata fortemente rallentata.

Questo è particolarmente vero per l’Arabia Saudita, che ha messo in pausa i negoziati mediati dagli Stati Uniti per stabilire legami diplomatici con Israele, ribadendo che qualsiasi riconoscimento formale richiederà la creazione di uno Stato palestinese. Tale posizione rafforza l’influenza del regno su uno degli snodi più complessi della politica internazionale.

La rivalità regionale con l’Iran, che sostiene gruppi militanti come Hamas e Hezbollah, e le ambizioni geopolitiche della Turchia contribuiscono a far sì che l’Arabia Saudita mantenga un equilibrio tra l’alleanza strategica con gli Stati Uniti e la necessità di sostenere le aspirazioni palestinesi per mantenere la sua legittimità nel mondo arabo e musulmano.

Questo contesto rende evidente che la politica estera saudita sta evolvendo verso un approccio pragmatico, che mira a consolidare la leadership regionale del regno senza compromettere la stabilità interna o le relazioni con le altre potenze globali, specialmente in un periodo in cui i conflitti in Medio Oriente, inclusa la guerra nello Yemen e le tensioni con il Libano, possono trascinare la regione in ulteriori escalation militari.