di Giuseppe Gagliano –
La tregua di due settimane tra Stati Uniti e Iran non riguarda il Libano. Benjamin Netanyahu lo chiarisce subito, segnando una linea netta: Israele accetta una pausa nello scontro diretto tra Washington e Teheran, ma non intende estenderla agli altri fronti. Il cessate il fuoco, dunque, congela solo una parte del conflitto e lascia intatta la libertà d’azione israeliana contro gli alleati regionali dell’Iran.
Il Libano resta così al centro delle operazioni. Le azioni militari israeliane nel sud del Paese proseguono anche dopo l’annuncio della tregua, a conferma che per Tel Aviv quel fronte è ancora attivo e legittimo. L’obiettivo è impedire a Hezbollah di sfruttare la pausa diplomatica per riorganizzarsi e rafforzarsi. Netanyahu invia un messaggio chiaro a tutti gli attori coinvolti: il Libano non rientra automaticamente in alcun accordo.
Il confine settentrionale israeliano si conferma uno dei punti più critici della crisi regionale. Dall’ingresso in guerra di Hezbollah, il fronte si è intensificato, con bombardamenti continui, vittime e sfollati. Ma il nodo è soprattutto strategico: il Libano rappresenta il collegamento diretto tra la sicurezza israeliana e la capacità dell’Iran di esercitare pressione indiretta su Israele.
Dal punto di vista militare, la scelta israeliana segue una logica precisa. Se la tregua riduce il rischio di uno scontro diretto tra Stati Uniti e Iran, diventa prioritario per Israele evitare che ciò favorisca la rete regionale di Teheran. Hezbollah resta il principale strumento militare iraniano nell’area e concedergli una pausa significherebbe permettergli di rafforzarsi.
Sul piano politico, la situazione è ancora più complessa. Hezbollah punta a restare legato al quadro negoziale tra Iran e Stati Uniti per aumentare il proprio peso, mentre il governo libanese appare marginale, incapace di controllare pienamente ciò che accade sul proprio territorio. Beirut subisce i bombardamenti israeliani e, allo stesso tempo, l’autonomia militare del movimento sciita, legato all’asse con Teheran.
La tregua, quindi, non segna una svolta verso la pace, ma una sospensione limitata del conflitto. Il confronto tra Stati Uniti e Iran rallenta, mentre il fronte libanese resta acceso. Le prossime settimane saranno decisive per capire se questo dossier resterà separato o entrerà nel negoziato più ampio.
Nessuna delle parti sembra disposta a fare passi indietro. Israele continua a colpire Hezbollah, il movimento mantiene il legame con l’Iran, Teheran difende la propria influenza regionale e gli Stati Uniti cercano di evitare un’escalation diretta. In questo equilibrio instabile, il Libano resta il punto più fragile, dove la tregua si ferma e la guerra continua.












