di Giuseppe Gagliano –
L’accreditamento di Mohamed Hagi come primo ambasciatore del Somaliland in Israele segna una svolta geopolitica nel Corno d’Africa e nel Mar Rosso. La decisione israeliana di riconoscere l’indipendenza del Somaliland rompe infatti un tabù diplomatico durato oltre trent’anni e trasforma Hargeisa da entità non riconosciuta a interlocutore politico ufficiale in una delle aree più strategiche del commercio mondiale.
Per Israele il Somaliland conta soprattutto per la sua posizione geografica. La costa sul Golfo di Aden si affaccia infatti sullo Stretto di Bab el-Mandeb, passaggio chiave tra Oceano Indiano, Mar Rosso e Canale di Suez. In una fase segnata dalle tensioni con l’Iran, dalle minacce degli Houthi e dall’instabilità regionale, Tel Aviv punta così a rafforzare la propria profondità strategica lungo le rotte energetiche e marittime.
Il Somaliland offre a Israele un possibile punto d’appoggio politico, logistico e di sicurezza utile per monitorare traffici navali, attività iraniane indirette e pressioni sul Mar Rosso. Non si tratterebbe necessariamente di basi militari ufficiali, ma di cooperazione nell’intelligence, nella sorveglianza marittima e nella sicurezza portuale.
La Somalia ha reagito duramente, considerando il Somaliland parte integrante del proprio territorio sovrano. Mogadiscio teme che eventuali nuovi riconoscimenti internazionali possano indebolire ulteriormente lo Stato somalo e incoraggiare altre spinte autonomiste interne. Anche l’Unione Africana guarda con preoccupazione alla mossa israeliana, temendo che possa creare un precedente pericoloso in un continente attraversato da separatismi e confini ereditati dalla decolonizzazione.
Nel dossier pesa anche il ruolo degli Emirati Arabi Uniti. Il porto di Berbera, gestito in larga parte dalla società emiratina DP World, è infatti uno degli snodi fondamentali della strategia di Abu Dhabi nel Corno d’Africa. Gli Emirati hanno investito da anni in porti, infrastrutture e corridoi logistici lungo il Golfo di Aden per consolidare la propria influenza regionale e ridurre la vulnerabilità delle rotte commerciali.
Il Mar Rosso è ormai diventato uno dei principali teatri della competizione globale. Israele, Iran, Emirati, Arabia Saudita, Turchia, Qatar, Stati Uniti, Cina ed Europa si confrontano sempre più apertamente sul controllo delle rotte marittime e dei punti di passaggio strategici. Dopo gli attacchi degli Houthi alle navi commerciali, Bab el-Mandeb è tornato al centro delle preoccupazioni internazionali insieme allo Stretto di Hormuz.
In questo contesto il Somaliland assume un valore strategico sproporzionato rispetto alle proprie dimensioni. La relativa stabilità interna, la posizione davanti allo Yemen e il porto di Berbera lo rendono un tassello cruciale della nuova competizione per il controllo delle rotte energetiche e commerciali.
La scelta israeliana evidenzia inoltre la crescente distanza tra diritto internazionale e realtà geopolitica. Formalmente il Somaliland continua a essere parte della Somalia. Di fatto, però, opera da oltre trent’anni come entità autonoma dotata di proprie istituzioni, forze di sicurezza e relazioni economiche internazionali.
Con il riconoscimento israeliano, il Somaliland entra definitivamente nella grande partita del Mar Rosso. Una partita che non riguarda più soltanto confini e diplomazia, ma porti, traffici marittimi, sicurezza energetica e controllo degli stretti strategici che collegano Asia, Africa ed Europa.




