di C. Alessandro Mauceri –
Nei giorni scorsi l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha adottato due risoluzioni riguardanti il conflitto israelo-palestinese: la prima relativa al Golan siriano occupato, la seconda al Territorio Palestinese Occupato.
Al termine di un lungo dibattito, durato l’intera sessione, l’Assemblea ha approvato la risoluzione A/80/L.16, intitolata “Soluzione pacifica della questione palestinese”, con 151 voti favorevoli, 11 contrari e 11 astensioni. Tra i Paesi che hanno votato contro figurano Stati Uniti, Argentina e Israele. Diversamente dalle precedenti votazioni sul tema, l’Italia si è espressa a favore.
La bozza del documento era stata presentata dal rappresentante del Senegal, che ha sottolineato come il testo sia in linea con gli sviluppi recenti e riaffermi le “basi legali, diplomatiche e operative” considerate essenziali per una soluzione giusta, duratura e pacifica della questione palestinese. Il delegato senegalese ha ribadito che il conflitto rimane “tragicamente irrisolto”.
La risoluzione richiama la necessità di compiere sforzi urgenti e collettivi per avviare negoziati credibili su tutte le questioni di status finale previste dal processo di pace in Medio Oriente. Si richiede inoltre la convocazione, nei tempi più brevi, di una conferenza internazionale a Mosca, come previsto dalla risoluzione 1850 del Consiglio di Sicurezza (2008), per promuovere un accordo di pace globale.
L’Assemblea chiede esplicitamente a Israele, definita potenza occupante, di porre fine alla propria presenza nei territori palestinesi, cessare la costruzione di nuovi insediamenti, evacuare i coloni e abrogare le leggi considerate “discriminatorie” nei confronti dei palestinesi. Si chiede anche di porre termine a qualsiasi tentativo di cambiamento demografico o territoriale nella Striscia di Gaza, incluse eventuali misure che ne riducano il territorio. È inoltre ribadita l’importanza di riunificare Gaza e Cisgiordania sotto l’Autorità Palestinese.
Con la risoluzione A/RES/80/72, l’Assemblea Generale ha nuovamente intimato a Israele di rispettare gli obblighi derivanti dal diritto internazionale umanitario e di porre “fine alla sua presenza illegale nel Territorio Palestinese Occupato il più rapidamente possibile”. Il testo chiede l’immediata cessazione delle attività di insediamento, la confisca dei terreni, la demolizione delle abitazioni e il rilascio delle persone arrestate ingiustamente. Invita inoltre ad abrogare le norme che mantengono una situazione illegale o discriminatoria, comprese quelle che mirano a modificare la composizione demografica del territorio, Gerusalemme Est inclusa.
Il documento esorta gli Stati membri dell’ONU a non riconoscere modifiche ai confini precedenti al 1967, inclusa la questione di Gerusalemme, e a distinguere nei propri rapporti tra il territorio dello Stato di Israele e i territori occupati. Si invita inoltre a non fornire assistenza alle attività di insediamento, giudicate illegali.
Nella stessa giornata è stata approvata la risoluzione A/RES/80/74, relativa alle alture siriane del Golan. Con questo documento l’Assemblea Generale dichiara invalida la legge israeliana del 1981, con la quale il Parlamento israeliano aveva esteso la propria giurisdizione sul Golan occupato. L’Assemblea chiede la revoca della legge e il ritiro di Israele dall’area. Il rappresentante della Turchia ha ricordato che, da oltre cinquant’anni, la comunità internazionale afferma che l’occupazione del Golan viola il diritto internazionale e deve cessare, ribadendo che “la sicurezza duratura non può essere costruita sulla continua occupazione del territorio di un altro Paese”.
Non è la prima volta che l’Assemblea Generale approva risoluzioni di questo tipo: già lo scorso anno era stato adottato un documento che chiedeva a Israele di ritirarsi dai territori palestinesi occupati e di ripristinare i confini stabiliti dagli accordi del 1967.



