di Giuseppe Gagliano

Non c’è limite all’incredibile, diceva Flaiano. E il ministro degli Esteri israeliano, Israel Katz, sembra averlo preso come motto personale. Dopo mesi di bombardamenti a tappeto su Gaza, raid su ospedali, scuole, campi profughi e incursioni aeree anche sul Sud del Libano, con quel sottile senso della moderazione che ha reso celebre la diplomazia israeliana, ecco la nuova frontiera dell’indignazione selettiva: “ONU e Corte Penale Internazionale vanno accusati di crimini contro l’umanità”.

Non è una battuta satirica. Non è uno sketch di Crozza. È la linea ufficiale di Tel Aviv, che interpreta i due organismi sovranazionali come colpevoli di lesa maestà. Colpevoli di aver osato sospettare che l’occupazione di un territorio straniero, i bombardamenti indiscriminati e la carestia imposta a una popolazione civile potrebbero forse, magari, lontanamente, violare qualcosa del diritto internazionale.

In sostanza, secondo Katz vi è un doppio crimine: giudicare Israele e non farlo abbastanza lentamente.

Nel mondo rovesciato che ci viene servito ogni giorno, a suon di comunicati indignati e facce truci sui social, i giudici che osano indagare sono criminali. I massacri umanitari sono operazioni di autodifesa. Gli ospedali ridotti in macerie sono “centri di comando terroristici”, i bambini morti sono “scudi umani” consenzienti. E chi invoca il rispetto delle Convenzioni di Ginevra, evidentemente, è un complice di Hamas.

La Corte Penale Internazionale è stata in realtà creata proprio per giudicare anche gli Stati che credono di essere al di sopra della legge. Senza distinzioni tra democrazie e dittature, tra amici e nemici, tra buoni e cattivi di turno. Ma si sa: l’uguaglianza davanti alla legge piace a tutti, fino a quando non tocca se stessi.

Katz, come la peggiore delle caricature, inveisce contro quei “burocrati” che minerebbero il diritto di Israele a difendersi “contro il terrorismo”. Ma tace su un dettaglio: il diritto alla difesa non include lo sterminio indiscriminato di civili, né il bombardamento sistematico di infrastrutture vitali, né tantomeno l’uso della fame come arma di guerra, tutte cose che sono descritte nei codici della Corte Penale proprio sotto la voce “crimini contro l’umanità”.

Che poi l’ONU abbia mille difetti, infiltrazioni, inconcludenze è un altro discorso. Ma se il diritto internazionale diventa un crimine, resta una sola regola: quella del più forte.