di Giuseppe Gagliano –

Emmanuel Macron tenta di rilanciare la presenza francese in Africa puntando su investimenti, accordi economici e cooperazione strategica con il Kenya, mentre Parigi cerca di recuperare terreno dopo le pesanti battute d’arresto subite nel Sahel. La visita del presidente francese a Nairobi, però, ha mostrato ancora una volta quanto sia difficile per la Francia parlare al continente africano senza riaccendere le tensioni legate al passato coloniale.

Durante l’Africa Forward Summit all’Università di Nairobi, Macron ha interrotto il protocollo salendo sul palco per richiamare il pubblico distratto durante gli interventi dei giovani relatori. Un gesto che ha suscitato reazioni contrastanti e che, per molti osservatori africani, ha evocato l’immagine di una Francia ancora incline a impartire lezioni piuttosto che a costruire rapporti realmente paritari.

Dietro l’episodio simbolico si muove però una strategia molto più ampia. Macron ha annunciato un piano da 23 miliardi di euro destinato al settore privato africano, con l’obiettivo di rafforzare sia le imprese francesi presenti nel continente sia le aziende africane considerate strategiche per lo sviluppo locale.

La Francia punta a rientrare in Africa attraverso l’economia dopo il ridimensionamento della propria influenza militare e politica nel Sahel, dove Mali, Burkina Faso e Niger hanno progressivamente allontanato la presenza francese. Parigi cerca ora nuovi partner nell’Africa orientale e anglofona, individuando nel Kenya uno dei principali snodi economici e logistici del continente.

La sfida principale resta però quella con la Cina. Pechino ha consolidato negli ultimi anni una presenza capillare nelle infrastrutture africane, nelle telecomunicazioni, nell’energia e nella finanza, proponendosi come partner alternativo alle vecchie potenze europee. Macron ha criticato il modello cinese accusandolo di limitarsi allo sfruttamento delle materie prime africane senza favorire una reale industrializzazione locale.

La realtà, tuttavia, resta complessa. La Cina continua a offrire finanziamenti rapidi, grandi opere infrastrutturali e accesso commerciale, mentre le imprese europee vengono spesso percepite come più costose e vincolate da procedure burocratiche. Emblematico il caso dell’autostrada del passo di Mau in Kenya, inizialmente affidata a un consorzio francese e poi passata a una società cinese dopo lo stop del governo di Nairobi.

Durante la visita sono stati firmati undici accordi economici tra Francia e Kenya per oltre 1,1 miliardi di euro, oltre a un nuovo patto quinquennale di cooperazione militare che comprende sicurezza marittima, lotta al terrorismo e scambio di informazioni strategiche.

Per Parigi, il confronto con Pechino è ormai una vera guerra geoeconomica. L’Africa rappresenta uno spazio decisivo per il controllo delle future catene del valore globali grazie alle sue risorse minerarie, energetiche e demografiche. Macron prova così a proporre un modello alternativo fondato sulla trasformazione industriale locale e sulla cosiddetta “sovranità reciproca”.

Resta però aperta la domanda centrale: la Francia possiede ancora la forza economica e politica necessaria per competere con la Cina nel lungo periodo? Molti Paesi africani oggi trattano con maggiore pragmatismo tutte le potenze straniere, scegliendo di volta in volta partner diversi in base ai propri interessi strategici.

La visita di Nairobi mostra quindi il tentativo francese di reinventare il proprio ruolo nel continente. Ma l’Africa del 2026 non appare più disposta ad accettare relazioni costruite secondo gli schemi del passato.