Kurdistan Irq. Sempre più segnali di un prossimo attacco turco

di C. Alessandro Mauceri

La Turchia ha intensificato la propria presenza militare al confine con la regione semi autonoma del Kurdistan Iracheno. E anche oltre. Una misura che a breve potrebbe portare ad una escalation nel conflitto con il PKK, secondo quanto riportato dai media filogovernativi e filo-curdi. Secondo quanto riportato dal giornale turco più allineato, Yeni Şafak, sono in corso preparativi che potrebbero portare a breve ad un attacco all’aeroporto internazionale di Sulaymaniyah. Una struttura importante per l’intera regione semi autonoma: è stata utilizzata sia dagli Stati Uniti d’America che dall’Iran per fornire armi all’organizzazione i cui guerriglieri sono riparati in massa dal 2014 sulle montagne del Kurdistan iracheno, al confine con la Turchia. Nei giorni scorsi le autorità turche hanno annunciato che in caso di nuove consegne di armi, colpiranno l’aeroporto.
Sono anni che la Turchia cerca di acquisire il controllo di quest’area. Nel 2022 non solo penetrò militarmente nella regione ma venne accusata dal ministero dell’Agricoltura della regione curda e del governo centrale iracheno in una dichiarazione congiunta di aver alterato ecosistemi e ambiente.
Alla fine di gennaio le forze armate turche hanno iniziato la costruzione di una rete stradale militare nel Kurdistan iracheno per collegare le basi militari costruite nel 2021 durante l’operazione “Claw Lightning”. Una rete di strade che si estende per ben 9 chilometri all’interno del Kurdistan iracheno. La risposta non si è fatta attendere: ad aprile 2024, le guardie di frontiera irachene hanno costruito due basi militari nei villaggi intorno a Batifa, a Mily Siri e Chapere Englis, due avamposti per impedire alla Turchia di avanzare ulteriormente all’interno del Kurdistan iracheno. Subito dopo, forze armate turche hanno sono penetrate oltre frontiera fino ad alcuni villaggi nell’area di Berwary Balla, situata nella parte orientale del distretto di Batifa. Nei giorni scorsi, le forze armate turche hanno occupato i villaggi di Ura, Seraro, Aradina, Keste, Chalke e Babire. Quasi mille soldati turchi sono stati visti andare avanti e indietro tra la base militare di Gre-Barukh, la più estesa base militare turca nel Kurdistan iracheno, e la montagna Metina nel distretto di Bamarne. Un rapporto presentato da Channel 8 ha parlato di 300 carri armati e veicoli corazzati schierati strategicamente te dalla Turchia lungo il confine con il Kurdistan iracheno, nei villaggi intorno alla catena montuosa di Matina e nella regione di Bamerni nella provincia di Duhok. Un preludio di un attacco su vasta scala: sono almeno mille i militari turchi posizionati tra i villaggi di Babira e Kani Blaff nella regione di Badinan (Behdinan). Ispezionano i documenti d’identità dei cittadini, fermando e impedendo spesso il movimento dei cittadini curdi nell’area. Iniziative che avrebbero l’obiettivo di stabilire una zona cuscinetto dalla regione di Shiladzi fino alla città di Batufa circondando una parte significativa del Kurdistan iracheno e tagliando i collegamenti tra i guerriglieri del PKK e altre aree del Kurdistan turco.
Stabilire una linea di sicurezza da Shiladze a Batifa attraversando i sottodistretti di Deraluke, Bamarne, Kani Mase e Begova, consentirebbe all’esercito turco di controllare tutti i villaggi, le montagne, le terre, le valli e i fiumi dietro questa linea.
Tra gli obiettivi dell’operazione militare turca ci sarebbe anche il monte Hawt Tabaq: questo consentirebbe di controllare la catena montuosa di Gara e far perdere al governo regionale del Kurdistan (KRG) il 70/75% del suo potere nel governatorato di Duhok.
Su entrambi i lati del confine molte famiglie sono già coinvolte in preparativi militari che impongono “sfollamenti interni e migrazioni all’estero”. Secondo il giornalista curdo Erdal Er, questi sono “segni di una guerra molto più grande che verrà”.