di Guido Keller –
La Cina si è affermata in modo sempre più netto come superpotenza energetica globale, raggiungendo livelli di capacità produttiva senza precedenti. Secondo i dati più recenti, la capacità complessiva di generazione elettrica del Paese ha toccato il record di 3,75 terawatt, un valore che testimonia la rapidità e la portata dello sviluppo energetico cinese.
Negli ultimi otto anni, questa capacità è raddoppiata, segnando un’accelerazione che non trova eguali tra le grandi economie mondiali. Il confronto con gli Stati Uniti è particolarmente significativo: Washington dispone attualmente di una capacità di generazione pari a circa 1,30 terawatt, quasi tre volte inferiore rispetto a quella cinese.
Un ruolo centrale in questa strategia è giocato dal nucleare. In Cina sono attualmente in costruzione 34 reattori nucleari, un numero superiore a quello di tutti i successivi nove Paesi messi insieme. A questi si aggiungono circa 200 reattori che risultano in fase di progettazione o proposta, a conferma di una pianificazione di lungo periodo orientata alla sicurezza energetica e alla crescita industriale.
Ma la posta in gioco va ben oltre il semplice approvvigionamento di elettricità. Questa espansione massiccia è considerata da molti analisti come un fattore decisivo nella principale competizione tecnologica della storia contemporanea: la corsa all’intelligenza artificiale. I sistemi di IA, in particolare quelli avanzati e su larga scala, richiedono enormi quantità di energia per alimentare data center, supercomputer e infrastrutture digitali.
In questo contesto la capacità di garantire energia abbondante, stabile e a costi competitivi potrebbe determinare chi guiderà l’innovazione tecnologica globale nei prossimi decenni. La strategia energetica cinese appare dunque sempre più come una leva geopolitica e tecnologica, destinata a influenzare profondamente gli equilibri mondiali e l’esito della sfida sull’intelligenza artificiale.












