La cooperazione Ue-Kazakistan per un futuro sostenibile

di Francesco Lombardi

Il Kazakistan guarda all’Ue come a un partner affidabile per una cooperazione sempre più stretta e strategica. A sottolinearlo è il ministro degli Esteri Yermek Kosherbayev in un articolo di opinione pubblicato su Euronews.
Kosherbayev evidenzia come un approvvigionamento sicuro e continuo di energia e minerali critici sia determinante per lo sviluppo tecnologico europeo e per il successo della transizione digitale ed ecologica, priorità centrali per il Vecchio Continente. Gli eventi recenti hanno infatti messo in luce la vulnerabilità dell’Europa, ancora troppo dipendente da un numero limitato di fornitori e da corridoi logistici esposti a instabilità geopolitiche, con conseguenti rischi per la continuità produttiva e industriale.
Il ministro kazako sottolinea inoltre l’ambizione del Paese di diventare un hub logistico, commerciale e finanziario dell’Asia centrale, grazie alla sua posizione nel cuore dell’Eurasia. Per dimensioni, risorse energetiche, crescita economica e riforme di mercato, il Kazakistan è oggi uno degli attori chiave della regione. Negli ultimi anni le relazioni con l’Ue, e in particolare con l’Italia, si sono intensificate: il dialogo politico, istituzionale e commerciale è ormai consolidato, ma presenta ancora margini di ulteriore sviluppo. L’Ue è il principale partner commerciale del Kazakistan e gli investimenti europei nel Paese sono in costante crescita. Dalla firma dell’Accordo di partenariato e cooperazione rafforzato (EPCA), lanciato un decennio fa, l’Ue ha investito oltre 200 miliardi di euro, diventando il primo partner commerciale e d’investimento di Astana.
Per Bruxelles la necessità di accedere a materiali critici, tra cui molte terre rare, è sempre più urgente, soprattutto in un contesto di riarmo e di competizione tecnologica globale, e l’Ue punta a ridurre la dipendenza dal quasi monopolio cinese. Il Kazakistan, dal canto suo, dispone di ingenti riserve ma ha bisogno di investimenti, infrastrutture e know-how per accelerare la propria crescita. I minerali critici sono indispensabili per le tecnologie energetiche, in particolare quelle verdi, e la domanda globale è destinata a quadruplicare entro il 2040. Il Paese è il primo produttore mondiale di uranio e tra i principali esportatori di rame e zinco; figura inoltre tra i primi venti Stati al mondo per riserve provate di cromo, piombo, oro, titanio, ferro, manganese, cadmio e bauxite. Oltre metà dei materiali classificati come critici dall’Ue è già prodotta in Kazakistan. A queste risorse si aggiunge la recente scoperta di un grande giacimento di terre rare a Karagandy, con quasi un milione di tonnellate di cerio, lantanio, neodimio, ittrio e altri elementi. Come ricorda l’ONU, il Paese è anche un importante produttore di energia: tra i primi quindici al mondo per riserve di petrolio, carbone e uranio, e tra i primi venti per estrazione di gas naturale. I suoi principali partner di esportazione sono Italia (19%), Cina (10%) e Paesi Bassi (10%).
Già nel 2020 l’Ue aveva varato il proprio Piano d’azione sulle materie prime critiche, che al punto 9 prevedeva una maggiore collaborazione con Paesi affini e ricchi di risorse per rafforzare la resilienza industriale, una cornice nella quale il rafforzamento del partenariato con il Kazakistan si inserisce pienamente.
Nonostante l’abbondanza di risorse, il Kazakistan necessita ancora di investimenti e infrastrutture. Astana punta a sviluppare filiere estrattive e di raffinazione interne, così da favorire l’economia nazionale, pur mantenendo alta l’attenzione sull’impatto ambientale, aggravato da eredità del periodo sovietico. L’aumento della produzione renderebbe inoltre necessario potenziare la logistica, in particolare il Corridoio di Mezzo, la rotta commerciale che attraverso il Mar Caspio e la Turchia evita il territorio russo e che risulta oggi più sicura dopo l’intesa tra Armenia e Azerbaigian.
Lo sviluppo delle risorse e un loro uso sostenibile potranno sostenere anche il vasto programma di riforme lanciato dal presidente Kassym-Jomart Tokayev, focalizzato sulla trasformazione digitale, la modernizzazione degli investimenti, la connettività globale e il rinnovamento istituzionale. Il Paese punta a diventare un leader nell’era dell’intelligenza artificiale: è prevista la creazione di un Ministero dell’Intelligenza Artificiale e dello Sviluppo Digitale, guidato da un esperto del settore, per traghettare il Kazakistan verso una “nazione completamente digitale entro tre anni”. L’adozione di queste riforme, insieme allo snellimento di una burocrazia ancora pesante, renderà il Paese ancora più attrattivo. Già cinque anni fa il rapporto Doing Business 2020 della Banca Mondiale collocava il Kazakistan al quarto posto per rispetto degli accordi contrattuali e al ventiduesimo per facilità nell’avvio di un’impresa.
Vi sono dunque tutti i presupposti perché le parole del ministro Kosherbayev si concretizzino: Ue e Kazakistan possono costruire un partenariato solido e resiliente, capace di trasformare sfide comuni in opportunità condivise.