WASHINGTON — Un’ordinanza di poche righe, non firmata, senza motivazione e senza un solo dissenso annotato: così la Corte suprema degli Stati Uniti ha bloccato giovedì la nuova mappa elettorale del Missouri, disegnata dai repubblicani per strappare un settimo seggio alla Camera. Al voto di midterm di novembre lo Stato dovrà usare i collegi del 2022, riferisce la CBS. È la seconda sconfitta in una settimana per i repubblicani del Missouri davanti al massimo tribunale federale.

La posta è un seggio, ma non uno qualunque. La mappa, approvata nel 2025 dalla legislatura a maggioranza repubblicana, avrebbe portato la delegazione del Missouri alla Camera da 6-2 a 7-1, cancellando il collegio del democratico Emanuel Cleaver, deputato dell’area di Kansas City rieletto nel 2024 con quasi 24 punti di margine. Il ridisegno fa parte dell’offensiva sui collegi lanciata da Donald Trump per difendere la fragile maggioranza repubblicana alla Camera. Il bersaglio, per ora, è mancato.

Al centro della vicenda c’è Denny Hoskins, il segretario di Stato del Missouri — il funzionario repubblicano che sovrintende alle elezioni. Un comitato di cittadini, People Not Politicians, aveva depositato in dicembre oltre 300.000 firme per sottoporre la mappa a referendum, l’equivalente del nostro referendum abrogativo. Hoskins ha atteso fino al giorno delle primarie, il 4 agosto, per respingere la petizione. Il 3 settembre la Corte suprema statale lo ha smentito all’unanimità: «La petizione referendaria era legale, sufficiente e tempestiva, e il segretario ha erroneamente concluso il contrario», si legge nella sentenza. La misura sarà sulla scheda di novembre come Proposition A: saranno gli elettori a decidere se la nuova mappa vivrà.

Ordini opposti in pochi minuti

Il punto che non torna è il caos di martedì. Il giudice Brett Kavanaugh, competente per i ricorsi d’urgenza del Midwest, ha respinto la richiesta dello Stato con un’ordinanza di una riga, senza nemmeno rimettere il caso alla corte plenaria. Pochi minuti dopo, in una causa separata, il giudice federale Stephen Clark ha imposto l’uso della nuova mappa: due tribunali, ordini opposti, elezioni — scrive NBC News — «precipitate nel caos». L’ordinanza di giovedì scioglie il nodo a favore dei vecchi collegi, ma il ricorso dello Stato resta pendente davanti alla Corte d’appello dell’Ottavo Circuito.

Lo Stato aveva giocato le sue carte fino all’ultimo. Pochi minuti prima della decisione, i legali di Hoskins avevano depositato una memoria: cambiare mappa dopo le primarie sarebbe «straordinariamente gravoso» e i ricorrenti rischierebbero di «privare del voto centinaia di migliaia di elettori». La Corte ha deciso il contrario. La procuratrice generale del Missouri, la repubblicana Catherine Hanaway, sostiene che la sentenza statale ha gettato lo Stato «in una crisi costituzionale in piena regola»; Trump l’ha definita «ridicola». Dal fronte opposto, il direttore del comitato referendario ha risposto con quattro parole: «Oggi ha vinto la legge».

Ma per Hoskins la giornata non era finita. Alle 11 del mattino di Washington (le 17 in Italia) la Corte suprema del Missouri lo ha convocato di persona per valutare se dichiararlo in oltraggio alla corte, per aver disatteso la sua sentenza. E per la Corte suprema federale il Missouri è solo l’antipasto: sul tavolo, a poche settimane dal voto, ci sono già il piano di Trump sulle schede per posta e la richiesta dell’amministrazione di verificare la cittadinanza sui registri elettorali.