di Guido Keller –
La premier britannica Theresa May sta facendo i salti mortali per tenere insieme con la colla la Gran Bretagna.
Dopo l’ormai inarrestabile fuga delle grandi aziende e dei relativi investimenti, ieri il presidente della British Bankers (Associazione dei banchieri) Anthony Browne ha denunciato sul The Observer che anche le grandi banche stanno preparando i bagagli per il fatto che c’è incertezza circa l’esito delle trattative di May con l’Unione Europea, in particolare sui “passporting right”, cioè il diritto che permette ad una banca di fornire servizi in tutto il resto del mercato unico senza ulteriori permessi.
Tuttavia la Brexit sta facendo traballare anche la Gran Bretagna geografica, come la conosciamo, con scozzesi, nord-irlandesi e gallesi pronti a lasciare Londra pur di rimanere con Bruxelles.
Fin dai risultati del referendum sulla Brexit del 23 giungo la premier scozzese Nicola Sturgeon ha tirato fuori il proposito di una nuova consultazione per la secessione dopo quella persa del 18 settembre 2014 (55,30% contrari, 44,70% favorevoli), ed anche in Irlanda del Nord e in Galles, dove ha prevalso in no alla Brexit, sta diventando sempre più popolare l’idea di approfittare del momento per voltare le spalle a Londra.
Per scongiurare le spinte secessioniste May ha convocato a Downing Street i leader delle tre regioni (oltre alla Sturgeon, Carwyn Jones per il Galles e Arlene Foster per l’Irlanda del Nord), ai quali ha ribadito che “La nostra grande unione è il fondamento della nostra prosperità ed è vitale per i nostri futuri successi”. “Il Paese – ha continuato – deve affrontare negoziati di enorme importanza ed è imperativo che le amministrazioni autonome giochino il loro ruolo nel condurli a buon fine”. Li ha quindi invitati a rivolgersi al ministro della Brexit David Davis per portare “le loro proposte”, nonostante i cittadini di Irlanda del Nord, Galles e Scozia abbiano votato a maggioranza per rimanere nell’Unione Europea.
Al termine dell’incontro Nicola Sturgeon si è mostrata delusa ed ha affermato di non voler vedere la Scozia “gettata nell’abisso di una “hard Brexit””: “La maggior parte dell’incontro è stata profondamente frustrante”, ha dichiarato, aggiungendo che “Non ne so di più dell’approccio del governo britannico alla Brexit di quanto ne sapessi prima di entrare”.
Ha quindi ribadito che per la Scozia tutte le opzioni restano aperte, compresa quella della convocazione di un nuovo referendum secessionista.
Per il Gallese Jones si è detto dell’avviso che siamo davanti a una “sfida colossale”, poiché “Nessuno ancora ha i dettagli di ciò che sta per accadere”.




