di Francesco Pontelli –
Il nuovo modello istituzionale, tra autonomia e democrazia diretta, ha trovato nella Svizzera prima ed ora nel Galles l’unica soluzione reale assolutamente non ideologica, il cui unico obiettivo è rappresentato dalla volontà di riportare al centro dell’interesse dello Stato le aspettative e i bisogni dei cittadini che non possono più venire considerati come semplici elettori.
In Galles è stato presentato un disegno di legge che introduce un meccanismo di richiamo che permette agli elettori di rimuovere un membro del Senedd (organo legislativo monocamerale) prima della fine del mandato in presenza di determinati “eventi scatenanti”. Questi sono rappresentati innanzitutto da una condanna penale nel caso un politico venisse condannato a una pena detentiva (anche sospesa). In secondo luogo, e qui si entra veramente all’interno di una democrazia diretta, viene inserito il fattore discrezionale riconosciuto agli elettori in caso di una “grave cattiva condotta”.
In altre parole, se il Comitato per gli Standard di Condotta accertasse una violazione grave, inclusa la menzogna deliberata o dichiarazioni ingannevoli, allora verrebbe avviato un processo di richiamo, con il quale, una volta attivato, sarebbe avviata una petizione locale e nel caso raggiungesse una soglia minima di firme (solitamente il 10%) determinerebbe la decadenza del politico e subito verrebbero indette nuove elezioni.
Ancora una volta il livello di autonomia e di autodeterminazione di una comunità rappresenta l’unica forma istituzionale in grado di produrre delle norme finalmente a favore degli elettori, i quali possono dare forma alla propria volontà non solo attraverso l’esercizio del diritto di voto, ma anche attraverso un controllo relativo all’attività del proprio rappresentante.
Esattamente come in Svizzera, dove i cittadini vengono chiamati ad esprimere la propria opinione vincolante in relazione a moltissimi argomenti, anche di natura economica e fiscale, attraverso l’istituto del referendum e del voto postale, ora dal Galles i rappresentati, cioè gli elettori, vengono messi nella condizione di annullare il mandato elettorale ad un proprio rappresentante.
Se l’autonomia rappresenta la precondizione per ripristinare la relazione tra le decisioni politiche e gli interessi dei cittadini, sarebbe decisamente auspicabile adottare il modello della autonomia Cantonale Svizzera rispetto a quello che si vorrebbe invece inserire nel Veneto, che determinerebbe semplicemente la sostituzione di una burocrazia statale con una regionale.
In Italia, invece, ogni modifica del sistema elettorale (*), come la stessa “riforma istituzionale” (Premierato?) proposta dal governo Meloni, hanno come unico obiettivo quello di rafforzare il potere dei partiti e della maggioranza parlamentare che lo sostiene in nome di una ricerca di stabilità. La medesima ricerca rappresentava, allora, la giustificazione intellettuale, politica ed ideologica adotta per l’introduzione della legge truffa nel 1953. Dopo 73 anni, in nome della medesima ricerca di stabilità, si tenta di proporre una evoluzione elettorale ed istituzionali che presenta i medesimi presupposti intellettuali della legge truffa del ‘53, e che tende a limitare la capacità decisionale degli elettori.
L’ultima, come quelle precedenti riforme elettorale ed istituzionali risultano espressione di un’altra mentalità politica ed una visione istituzionale opposte a quelle adottate in Svizzera ed ora in Galles, le uniche che congiuntamente dimostrano la volontà di riportare l’interesse dei cittadini al centro delle priorità di uno Stato.
(*) L’Italia ha avuto molteplici sistemi elettorali dal dopoguerra, passando da un proporzionale puro (PR) a sistemi maggioritari misti (Mattarellum), a formule proporzionali con correttivi maggioritari (Porcellum, Italicum, Rosatellum), con almeno 5-6 leggi elettorali principali e numerosi aggiustamenti.
* Economista.
















