La svolta francese sul Sahara Occidentale: alleanza con il Marocco e tensioni con l’Algeria

di Giuseppe Gagliano

La visita “storica” di Rachida Dati nel Sahara Occidentale segna un punto di svolta nelle relazioni tra Francia e Marocco. Lunedì 17 febbraio, la ministra francese della Cultura, di origini marocchine, è diventata il primo esponente di governo di Parigi a recarsi ufficialmente a Laayoune, città del Sahara Occidentale controllata dal Marocco. Ufficialmente Dati ha inaugurato un centro culturale francese, ma il messaggio politico è chiarissimo: la Francia si allinea apertamente alla sovranità marocchina su questo territorio conteso. “È un momento fortemente simbolico e politico”, ha dichiarato Dati, sottolineando che “il presente e il futuro di questa regione si iscrivono nella sovranità marocchina”. Parole che confermano il cambio di rotta francese sul dossier Sahara Occidentale, destinato ad avere ripercussioni diplomatiche, economiche e militari in tutto il Maghreb.

Un’alleanza diplomatica ritrovata tra Parigi e Rabat.
Francia e Marocco vantano un legame diplomatico storico, rinsaldato oggi da un nuovo corso politico. Dall’epoca del protettorato francese (1912-1956) all’indipendenza del Marocco, Parigi e Rabat hanno mantenuto relazioni tradizionalmente strette. Negli ultimi decenni la Francia, pur appoggiando formalmente le risoluzioni ONU sul Sahara Occidentale, ha spesso protetto il Marocco in sede internazionale, ad esempio frenando iniziative sgradite a Rabat in sede ONU. Tuttavia fino a poco fa Parigi evitava dichiarazioni esplicite sulla sovranità, cercando di non inimicarsi l’Algeria. Questa “ambiguità” è durata per anni.
Gli sviluppi recenti mostrano però una svolta netta a favore di Rabat. Nel luglio 2024, il presidente Emmanuel Macron ha rotto gli indugi: in una lettera al re Mohammed VI, ha affermato che “il presente e il futuro del Sahara Occidentale rientrano nella sovranità marocchina”, impegnando la Francia ad aderire a questa posizione in patria e nei consessi internazionali. Si tratta di un cambiamento storico per Parigi, che è così divenuta il secondo membro permanente del Consiglio di Sicurezza (dopo gli Stati Uniti) a sostenere apertamente la posizione del Marocco . Da allora gli atti conseguenti non sono mancati: Macron in persona, durante una visita di Stato a Rabat nell’ottobre 2024, ha dichiarato davanti al Parlamento marocchino che “il Sahara Occidentale è marocchino”, sancendo pubblicamente l’allineamento di Parigi. Contestualmente il ministro degli Esteri francese ha annunciato l’apertura di sedi consolari francesi nel territorio conteso, segnale pratico di riconoscimento. La “visita storica” di Rachida Dati nel Sahara Occidentale è dunque la naturale conseguenza di questa svolta: per la prima volta un membro del governo francese mette piede nelle “province del Sud”, come le chiama Rabat, con il benestare dell’Eliseo.
Questa riconciliazione franco-marocchina arriva dopo alcuni anni di rapporti tesi. Dal 2021 in poi, infatti, le relazioni si erano raffreddate a causa di diversi attriti: lo scandalo dello spyware Pegasus (che avrebbe spiato anche funzionari francesi), le restrizioni ai visti imposte da Parigi ai paesi maghrebini per riammettere i migranti irregolari, e il niet di Rabat su alcune nomine diplomatiche hanno creato gelo tra i due paesi. Ma la guerra in Ucraina e i mutati equilibri mediterranei hanno spinto la Francia a “scegliere da che parte stare”. Macron, constatando l’impossibilità di accontentare sia Rabat che Algeri, ha optato per l’alleato ritenuto più affidabile: il Marocco, partner stabile dell’Occidente e baluardo filo-occidentale nel Nord Africa. In pochi mesi, i rapporti diplomatici sono tornati calorosi. La visita di Macron a Rabat, accolto con tutti gli onori da re Mohammed VI, ha suggellato la ritrovata intesa. “Abbiamo voltato pagina sulle tensioni recenti”, è stato il mantra del viaggio. E infatti la nuova linea sul Sahara, un tempo tabù, è ora abbracciata esplicitamente da Parigi.

Economie intrecciate e partnership strategiche.
Dietro l’avvicinamento diplomatico tra Francia e Marocco c’è anche un solido intreccio di interessi economici. La Francia è tradizionalmente uno dei principali partner commerciali di Rabat e il primo investitore estero nel paese nordafricano. Nel 2023 gli scambi commerciali tra i due paesi hanno raggiunto i 163,1 miliardi di dirham (circa 15 miliardi di euro), in crescita del 33% rispetto al 2021. Parigi occupa inoltre il primo posto per investimenti diretti in Marocco e per entrate turistiche (grazie ai numerosi visitatori francesi). Numerose aziende francesi sono ben radicate nell’economia marocchina: dai colossi automobilistici Renault e Peugeot-Citroën, che producono centinaia di migliaia di vetture negli stabilimenti di Tangeri e Kenitra, ai giganti delle infrastrutture e trasporti come Alstom, fino alle banche e catene di distribuzione presenti sul territorio. Questa integrazione economica crea interessi reciproci difficili da ignorare a livello politico.
Il riavvicinamento politico recente ha ulteriormente rilanciato gli affari franco-marocchini con accordi di portata eccezionale. Durante la visita di Macron nell’ottobre 2024, sono stati firmati accordi economici per oltre 10 miliardi di dollari. Tra questi spicca la commessa per treni ad alta velocità al gruppo francese Alstom, destinati a prolungare la linea TGV marocchina fino a Marrakech, e importanti intese nel settore energetico: le aziende francesi Engie ed EDF investiranno nell’energia rinnovabile in Marocco, mentre TotalEnergies ha avviato una partnership sull’idrogeno verde . Anche le infrastrutture portuali vedono nuova cooperazione, con investimenti annunciati da CMA CGM (colosso francese della logistica) in un terminal marocchino. Questi accordi rafforzano la complementarità economica: da un lato Rabat ottiene tecnologia, capitali e progetti strategici per la sua crescita; dall’altro Parigi si assicura mercati per le sue imprese e una posizione privilegiata nell’economia del Maghreb. Non a caso, la visita di Dati nel Sahara ha avuto anche una componente economico-culturale concreta (l’apertura di un’antenna dell’Alliance Française e di un centro di formazione cinematografica a Dakhla), a dimostrazione che la Francia vuole investire anche sul “soft power” nelle regioni meridionali del Marocco.
Gli interessi strategici vanno oltre il mero scambio commerciale, includendo anche cooperazioni emergenti. Ad esempio, Parigi e Rabat stanno esplorando insieme il promettente settore del green hydrogen (idrogeno verde) , con il Marocco candidato a diventare hub nordafricano per la produzione di idrogeno da energie rinnovabili e la Francia interessata sia come investitore sia come cliente. Inoltre, la diaspora marocchina in Francia (oltre un milione di persone) crea legami umani ed economici importanti: rimesse verso il Marocco, scambi culturali e opportunità per le aziende di entrambi i paesi. In sintesi la convergenza diplomatica attuale è in parte figlia di un “matrimonio di convenienza” economica: Parigi sa che sostenere il Marocco le garantisce accesso privilegiato a un mercato in crescita e influenza in Africa; Rabat dal canto suo capitalizza l’appoggio politico ottenendo investimenti e sostegno internazionale. Il rilascio in Burkina Faso di quattro cittadini francesi (descritti come “spie” dai media) mediato segretamente dai servizi marocchini dopo la visita di Macron è emblematico di questo scambio di favori: economia, diplomazia e sicurezza si intrecciano nel rapporto franco-marocchino attuale.

Difesa e sicurezza: la cooperazione militare franco-marocchina.
La partnership tra Francia e Marocco si estende in profondità anche al campo militare e della sicurezza. Il Marocco considera la Francia un alleato storico per la modernizzazione del suo esercito sin dall’epoca post-coloniale. Parigi, dal canto suo, vede nelle Forze Armate marocchine un pilastro amico nel Nord Africa. Non a caso, il Marocco è tra i principali acquirenti di armamenti francesi al mondo: tra il 2008 e il 2018 Rabat ha importato da Parigi armamenti per oltre 1,8 miliardi di euro, dagli aerei da combattimento (in passato i Mirage F1 francesi erano la spina dorsale dell’aeronautica marocchina) a navi, elicotteri, veicoli e sistemi radar. Nel 2020 addirittura, il Marocco risulta il terzo maggior importatore di armamenti francesi a livello globale, assorbendo quasi la metà delle esportazioni militari francesi verso l’intera Africa. Questi numeri spiegano l’importanza di Rabat per l’industria bellica francese e, viceversa, la dipendenza marocchina dal supporto tecnico-militare di Parigi.
Oltre alle forniture belliche, vi è una stretta cooperazione strategica e formativa. Le forze armate dei due paesi intrattengono da anni esercitazioni congiunte e programmi di addestramento: molti ufficiali marocchini si sono formati nelle accademie francesi, contribuendo a creare dottrine e relazioni personali di lungo periodo. Un meccanismo istituzionale di alto livello, la Commissione Militare Mista franco-marocchina, si riunisce regolarmente per coordinare la cooperazione nella difesa. A dicembre 2024 si è tenuta a Rabat la 22ma riunione di questo organismo bilaterale, co-presieduta dal capo di Stato Maggiore francese e dall’Ispettore Generale delle FAR marocchine. In tale occasione, i vertici militari hanno elogiato l’“eccellente cooperazione” tra i due eserciti e l’hanno estesa a nuovi ambiti come spazio, cybersecurity e industria della difesa. Ciò conferma che l’alleanza militare non solo è solida, ma sta entrando in una fase di ulteriore approfondimento, favorita dall’attuale clima politico.
La Francia supporta il Marocco anche sul piano della sicurezza regionale e dell’intelligence. I due governi condividono informazioni e coordinano le strategie nella lotta al terrorismo jihadista, una minaccia comune nel Sahel e nel Maghreb. Negli anni delle missioni francesi antiterrorismo nel Sahel (Operazione Barkhane), Rabat ha offerto collaborazione discreta in termini di intelligence e stabilizzazione regionale. In ambito di sicurezza interna, Parigi apprezza il ruolo dei servizi marocchini nell’anticipare cellule terroristiche, tanto che agenti francesi e marocchini hanno lavorato fianco a fianco in diverse occasioni. L’episodio recente citato in Burkina Faso – con Rabat che aiuta a liberare cittadini/francesi catturati in Africa, dimostra la fiducia che intercorre tra i due apparati di sicurezza. Inoltre, sostenendo la posizione marocchina sul Sahara Occidentale, la Francia di fatto appoggia anche le ragioni di sicurezza addotte da Rabat: il Marocco considera il Polisario infiltrato da elementi ostili (ivi compresi, a detta di alcuni media, attori come Iran o mercenari russi del Wagner) e rivendica il controllo del Sahara per prevenire instabilità alle sue frontiere. Parigi, avallando questa prospettiva, si pone come garante esterno della sicurezza marocchina su quel fronte, rendendo ancora più saldo il legame militare. In un’ottica di realpolitik, la Francia vede il Marocco come baluardo “affidabile” dell’Occidente nel Nord Africa, contrapposto a un’Algeria sempre più vicina a Mosca e Teheran, e sta regolando la sua cooperazione di difesa di conseguenza.

L’ira di Algeri: la posizione dell’Algeria e il gelo con Parigi.
La svolta filo-marocchina di Parigi ha provocato la dura reazione dell’Algeria, acutizzando il deterioramento dei rapporti franco-algerini. Algeri, che sostiene da sempre il diritto all’autodeterminazione del popolo saharawi e il Fronte Polisario, ha letto la visita di Rachida Dati e il riconoscimento francese del piano autonomista marocchino come una provocazione intollerabile. Immediata la condanna ufficiale: il ministero degli Esteri algerino ha denunciato la mossa francese come “un affronto alla legalità internazionale”, accusando Parigi di contribuire a consolidare “il fatto compiuto marocchino”. In un duro comunicato del 18 febbraio, Algeri ha parlato di “sfacciato disprezzo per la legittimità internazionale” e ha paragonato la Francia e il Marocco a “potenze coloniali, l’una vecchia e l’altra nuova, solidali tra loro”. Parole pesantissime, che riflettono tutta l’ira accumulata dall’establishment algerino. La visita di un ministro francese nel Sahara Occidentale, ha tuonato Algeri, “rispecchia l’immagine detestabile di una ex potenza coloniale solidale con una nuova”, riferendosi a Parigi e Rabat rispettivamente. In altri termini l’Algeria accusa la Francia di essersi schierata con quello che considera un occupante (il Marocco) di un territorio la cui decolonizzazione è tuttora incompiuta.
Le conseguenze diplomatiche non si sono fatte attendere, inasprendo un rapporto già fragile. Già negli ultimi anni Francia e Algeria erano ai ferri corti per vari motivi. Nel 2021 Macron aveva scatenato l’ira del presidente Abdelmadjid Tebboune con commenti giudicati offensivi sulla storia algerina post-indipendenza, portando a un richiamo dell’ambasciatore algerino e alla chiusura dello spazio aereo ai militari francesi. Una parziale riconciliazione era stata tentata nell’autunno 2022, con la visita di Macron ad Algeri e la firma di dichiarazioni congiunte di cooperazione. Tuttavia, nuovi attriti sono emersi: nel febbraio 2023 l’Algeria ha nuovamente richiamato il suo ambasciatore a Parigi dopo che un’attivista algerina ricercata (Amira Bouraoui) era riuscita a riparare in Francia, episodio vissuto come uno sgarbo da Tebboune. In questo contesto già teso, la vicenda Sahara Occidentale è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Dopo l’annuncio del cambio di postura francese a luglio 2024, Algeri ha reagito duramente: ha espresso “profondo rammarico e ferma denuncia” per la decisione di Parigi di riconoscere l’autonomia del Sahara “nell’ambito della sovranità marocchina”, annunciando che ne avrebbe tratto “tutte le conseguenze”. Poco dopo l’Algeria ha richiamato per consultazioni il proprio ambasciatore in Francia, una misura diplomatica gravissima che segnala il gelo dei rapporti. Da allora il dialogo politico tra i due paesi è praticamente congelato.
Il deterioramento dei rapporti Parigi-Algeri potrebbe avere impatti significativi sul piano geopolitico ed economico. L’Algeria minaccia di “ritenere il governo francese interamente responsabile” di questa scelta, lasciando intendere possibili ritorsioni. Già in passato Algeri ha usato l’arma economica per esprimere il proprio malcontento, ad esempio riducendo la cooperazione energetica con la Spagna dopo la “svolta” di Madrid sul Sahara. Con la Francia, il dossier più sensibile è la presenza economica francese in Algeria, ancora significativa in settori come gli idrocarburi, le infrastrutture e i beni di consumo. Fonti francesi temono che Algeri stia adottando una linea volta a “cancellare la presenza economica francese” nel paese. Inoltre, la collaborazione in materia di sicurezza e anti-terrorismo, già limitata, rischia di subire ulteriori contraccolpi: senza dialogo politico, scambio di informazioni su gruppi jihadisti nel Sahel o sul controllo migratorio diventano più difficili. Sul fronte energetico, la Francia importa relativamente poco gas algerino rispetto ad altri paesi europei; ciononostante, un Algeria ostile potrebbe complicare gli sforzi europei di diversificazione energetica (di cui Algeri è perno) e influire sulle forniture ai partner UE (Italia, Spagna). Ancora, in ambito regionale, Algeri potrebbe intensificare il sostegno al Polisario, ad esempio aumentando aiuti militari indiretti, irrigidendo ulteriormente la posizione nei negoziati ONU. Si delinea così un Maghreb spaccato in due blocchi contrapposti: da un lato Marocco e Francia (con il sostegno anche di USA, e ora perfino di Israele, nuovo alleato di Rabat) che spingono per archiviare la questione Sahara sotto sovranità marocchina; dall’altro l’Algeria, spalleggiata da pochi paesi (come il Sudafrica) e vicina alla Russia, che ribadisce la centralità dell’autodeterminazione saharawi. Parigi, con la sua scelta, ha alienato l’amicizia di Algeri, come riconoscono gli stessi analisti francesi, rischiando di spingere Tebboune “tra le braccia” di Mosca e Teheran. Uno scenario che ricorda per certi versi le logiche da Guerra Fredda, con la Francia che punta su Rabat e l’Algeria che potrebbe cercare protezione e investimenti altrove.

Il fattore Spagna: la svolta filo-marocchina e le sue conseguenze.
In questo nuovo gioco di alleanze nel Maghreb, un ruolo cruciale lo gioca la Spagna, che ha anch’essa effettuato una clamorosa svolta a favore del Marocco sul Sahara Occidentale. Nel marzo 2022 Madrid ha abbandonato la sua storica posizione di neutralità (ufficialmente allineata all’ONU) per appoggiare apertamente il piano di autonomia marocchino. In una lettera inviata dal premier Pedro Sánchez al re Mohammed VI, il governo spagnolo ha definito l’iniziativa marocchina del 2007 “la base più seria, realistica e credibile per la risoluzione della controversia”. Parole che, di fatto, riconoscevano la preminenza della soluzione sotto sovranità marocchina, pur concedendo uno status autonomo al territorio. Questo cambio di rotta, annunciato con enfasi da Rabat, ha segnato la fine di una grave crisi diplomatica tra i due paesi: l’anno prima, infatti, il Marocco aveva rotto i rapporti dopo che la Spagna aveva accolto (per motivi umanitari) il leader del Polisario Brahim Ghali, reagendo con misure di pressione come l’apertura delle frontiere di Ceuta che provocò l’ingresso di migliaia di migranti. Con la “svolta” di Sánchez, Madrid ha sanato lo strappo: l’ambasciatrice marocchina è tornata al suo posto e sono ripresi gli incontri bilaterali di alto livello . Marocco e Spagna hanno così ristabilito la cooperazione su temi cruciali: controllo dell’immigrazione (con il Marocco che ha rafforzato la sorveglianza per prevenire gli arrivi irregolari alle enclavi spagnole), riapertura delle dogane a Ceuta e Melilla (chiuse da anni per ritorsioni commerciali), progetti energetici condivisi (come il possibile riutilizzo del gasdotto Maghreb-Europa, chiuso dall’Algeria, in flusso inverso dalla Spagna al Marocco). In sostanza la Spagna ha ottenuto un rapido miglioramento dei rapporti con Rabat e maggior sicurezza sulle sue frontiere meridionali, in cambio di un riallineamento politico sul Sahara Occidentale.
La scelta spagnola ha però avuto anche notevoli implicazioni regionali e interne. Sul fronte regionale, ha ulteriormente isolato il fronte pro-Saharawi: Algeri ha reagito malissimo, richiamando immediatamente il suo ambasciatore a Madrid e congelando il trattato di amicizia ventennale con la Spagna. Nel giugno 2022 l’Algeria è andata oltre, sospendendo le operazioni bancarie legate al commercio con la Spagna, di fatto bloccando gran parte dell’interscambio, ad esclusione delle forniture di gas coperte da contratti internazionali. Il Senato algerino ha espresso “stupore” e condanna per quella che ha definito la “deviazione sorprendente” della posizione spagnola. Di fatto i rapporti Madrid-Algeri sono ai minimi storici: sebbene le forniture di gas siano proseguite (l’Algeria ha rispettato i contratti via gasdotto Medgaz verso Almería, anche grazie alla mediazione dell’UE), la fiducia politica è crollata. La Spagna ha dovuto così affrontare il rischio di perdere un importante fornitore energetico e un mercato per le sue aziende (molte imprese spagnole operavano in Algeria e alcune commesse sono state messe in discussione). A mitigare l’impatto è intervenuta anche l’Italia, che ha colto l’occasione per rafforzare la propria partnership energetica con Algeri, compensando il vuoto lasciato da Madrid. ma questo è un altro capitolo di gioco geopolitico europeo.
Sul piano interno spagnolo, il sostegno di Sánchez al piano marocchino ha suscitato polemiche politiche. L’opposizione (Partito Popolare e altre forze) ha criticato la “giravolta” accusando il premier di aver tradito la causa saharawi e di aver ceduto al ricatto marocchino (riferendosi alla pressione migratoria). Anche all’interno della coalizione di governo, la mossa è stata digerita a fatica: Unidas Podemos, partner di sinistra, l’ha definita una scelta discutibile. Nonostante ciò la posizione è rimasta in vigore e, complice anche la complessiva distrazione dell’opinione pubblica concentrata su altri temi, non ha impedito a Sánchez di mantenere la leadership (anche dopo le elezioni del 2023, quando ha riconfermato accordi di maggioranza). La linea filo-marocchina della Spagna ora coincide con quella francese e statunitense, creando una convergenza occidentale senza precedenti a sostegno della soluzione di Rabat. Questo nuovo allineamento ha due facce: da un lato potrebbe accelerare la ricerca di una soluzione, isolando il Polisario e spingendolo (nelle intenzioni di Madrid e Parigi) ad accettare il piano di autonomia come unico compromesso possibile; dall’altro rischia di esacerbare le tensioni con l’Algeria e tra Algeria e Marocco, alimentando la competizione strategica tra i due giganti nordafricani. La Spagna, ex potenza coloniale del Sahara Occidentale, aveva a lungo cercato un equilibrio delicato: ora, schierandosi nettamente con il Marocco, ha scommesso su stabilità e interessi economici immediati, ma ha contribuito a ridisegnare il quadro geopolitico del Maghreb in modo polarizzato.

Conclusioni.
L’avvicinamento della Francia al Marocco, evidenziato dalla missione di Rachida Dati nel Sahara Occidentale, sta ridefinendo gli equilibri nel Nord Africa. Sul piano diplomatico, Parigi ha scelto Rabat come partner privilegiato, rompendo l’equidistanza storica e accettando il rischio di compromettere la relazione con Algeri. Sul piano economico, questa scelta sta già pagando dividendi sotto forma di ingenti accordi commerciali e investimenti strategici, rafforzando un partenariato che va dall’alta velocità ferroviaria all’energia verde. Sul piano militare, la Francia consolida un’alleanza di difesa con il Marocco, che diventa il suo avamposto sicuro nel Maghreb, mentre l’Algeria guarda con sospetto a quella che percepisce come un’alleanza ostile ai propri interessi. Le reazioni dell’Algeria mostrano quanto esplosivo sia il dossier: Algeri denuncia un tradimento della legalità internazionale e intensifica la propria diffidenza verso Parigi, temendo un accerchiamento diplomatico. La Spagna, dal canto suo, si è già mossa sulla scia filo-marocchina, e la sua svolta funge da precedente che legittima (e forse ha ispirato) quella francese, pur al costo di una frattura con l’Algeria. In stile realpolitik, Francia e Spagna, potenze ex-coloniali, paiono aver deciso che garantire stabilità e affari con il Marocco valga più che sostenere fino in fondo il principio di autodeterminazione saharawi.
Ebbene dietro le dichiarazioni ufficiali, emerge un chiaro calcolo strategico. Parigi e Madrid scommettono sul Marocco come polo di stabilità e crescita nella regione, allineato con l’Occidente, mentre l’Algeria, rimasta isolata su questo tema, rischia di irrigidirsi ancor di più, spostandosi verso l’orbita russo-cinese in cerca di appoggi alternativi. Nel frattempo, il popolo saharawi vede allontanarsi la prospettiva di un referendum promesso da decenni: la realpolitik franco-spagnola sembra voler archiviare la questione imponendo la soluzione dell’autonomia sotto Rabat. Resta da vedere se questa convergenza sarà risolutiva o se finirà per alimentare nuove tensioni. Di certo, la partita del Sahara Occidentale è oggi più che mai al centro di un intreccio diplomatico, economico e militare che supera i confini regionali e coinvolge le grandi potenze. La mossa francese ha già innescato reazioni a catena: l’equilibrio nel Maghreb ne esce trasformato, con un’alleanza rafforzata tra Francia e Marocco da un lato, e un’Algeria diffidente (appoggiata da pochi alleati) dall’altro. Le implicazioni future, dal riassetto delle forniture energetiche alle dinamiche di sicurezza nel Mediterraneo occidentale, saranno da monitorare attentamente. In definitiva, con la “storica” visita di Dati e l’appoggio esplicito di Parigi a Rabat, la Francia ha lanciato il suo dado nella questione sahariana: un gesto dal forte peso simbolico e geopolitico, che ridisegna le alleanze e le rivalità nell’Africa nord-occidentale.