L’antica e la nuova Via della Seta. Differenze e analogie

di Gianluca Vivacqua

Chissà quante volte ci siamo sorpresi ad ammettere che le strutture viarie degli antichi Romani in fondo sono ancora un caposaldo per l’Europa. Ma la realtà è che all’inizio di questo secolo, anche a latitudini extra-europee, c’è una riscoperta prepotente di altri sistemi viari dell’antichità. E così la Cina di Xi Jinping si ri-traveste da Celeste Impero e vara nuovamente la Via della Seta. Torna, in versione aggiornata, il grande volano del dialogo commerciale tra oriente e occidente, attivo dal II sec . a. C. e per tutto il Medioevo e gran parte dell’età moderna; un miracolo, reso possibile dal matrimonio tra una strada carovaniera cinese che da Xi’an arrivava nel Gansu per poi triforcarsi e la Via Regia dell’impero achemenide-ellenistico. Per essere precisi, in Cina il tracciato della via della Seta non è mai stato del tutto dismesso, lo testimonia il fatto che nel ’92 ne fu completato il percorso ferroviario, ma si era ridotto a mantenere in comunicazione Pechino con il resto dell’est asiatico e col Medio Oriente. È solo di questi anni una decisa volontà di ricollegarla ai traffici con l’occidente europeo e il Mediterraneo. Ovviamente accanto alla Via della Seta terrestre c’era anche quella marittima, che partiva da Hangzhou e Ningbo e consentiva al viaggiatore pratico di navi di seguire un itinerario alternativo, che toccava il subcontinente indiano, l’Africa e i golfi Persico e Arabico. La Via della Seta marittima toccava anche Roma, anzi ne era il punto terminale.
E la mappa del III millennio? Di sicuro non ci si poteva privare del doppio itinerario: così, parallela alla tratta di terra, continua ad esserci quella di mare. Ma è proprio il percorso terrestre a far registrare le novità più importanti. Non ce n’è infatti uno solo, quello che dalla Cina attraversa il cuore del Medio Oriente e arriva fino a Istanbul (l’antica Costantinopoli). La Via della Seta terrestre adesso si fa in due. E accanto al classico iter che parte ancora da Xi’an – quasi a voler cercare un’ideale continuità tra passato e presente – e tocca ancora alcune tappe d’altri tempi, come Samarcanda, per arrivare ad Istanbul ma poi, stavolta, proseguire fino a Mosca e al cuore dell’Europa (Duisburg e Rotterdam), accanto al solito, secolare Grand Tour,dunque, che ufficialmente si chiama “Via della Seta economica”, ma che potremmo anche chiamare iter maior, troviamo ora un iter minor, che non è propriamente un prolungamento ma è piuttosto una deviazione. Si chiama “corridoio economico Cina-Pakistan” e tocca principalmente tre città, Kashgar, Islamabad e Gwadar. Kashgar a parte, che è citata da Tolomeo, risulterebbe difficile rinvenire la presenza delle altre due città nelle mappe più antiche, se si considera che Islamabad, capitale del Pakistan, è stata fondata nel 1960, mentre Gwadar, pur sorgendo su un sito di antichissima frequentazione, comincia a far parlare di sé non prima del XVI secolo. Chiaramente la stessa cosa si può dire, per quanto riguarda l’iter maior, di tappe come Almaty, Biskek e Dusanbe, rispettivamente capitali di Kazakistan, Kirghizistan e Tagikistan, fiorite tutte nel XIX secolo, ma anche di Urimqi (Cina, XVII secolo). In quest’ambito però la cosa si spiega considerando come sia fisiologico che in un tracciato viario messo a punto secoli fa i centri che non esistono più o che, nel corso dei tempi, hanno perso importanza vengano rimpiazzati da altri che, insistendo nella stessa area territoriale dei precedenti, siano diventati nel frattempo i nuovi punti strategici. Ma una deviazione nuova di zecca alla via maestra invece come si giustifica? Forse pensando che sia stata concepita come il trait d’union tra via di terra e via di mare. Da Gwadar infatti si può giungere facilmente con la nave a Colombo, nello Sri Lanka, dove la via della Seta per i naviganti giunge dopo aver toccato il Vietnam (una new entry), l’Indonesia e l’India con Calcutta. Da Colombo si proseguirà quindi per Nairobi (altra new entry), e di lì si risalirà l’Africa per arrivare al Mediterraneo, ai porti di due grandi città che in altre epoche furono potenze egemoni nel mare. Venezia lo fu senz’altro ai tempi della prima via della Seta, Atene addirittura qualche secolo prima che nascesse.