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Il 13 novembre dello scorso anno Parigi è stata colpita dall’Isis: il bilancio complessivo delle stragi è stato di 137 morti, di cui sette attentatori.

Oggi Le Monde ha reso noto che una società francese di produzione del cemento, la Lafarge, avrebbe avuto rapporti commerciali con i gruppi jihadisti siriani perlomeno fino al 2014, compreso l’Isis. Il prestigioso quotidiano ha riportato lettere inviate da dirigenti di Lafarge in Siria che “rivelano accordi di Lafarge raggiunti con il gruppo jihadista per garantire la produzione fino al 19 settembre 2014”, quando si decise di fermare lo stabilimento.

D’altronde l’azienda aveva acquistato nel 2007 a Jalabiya (150 chilometri a nord-est di Aleppo) un cementificio, entrato in produzione nel 2011, quando in Siria iniziano gli scontri.

Interpellata da France Presse,la Lafarge ha fatto sapere di non voler rispondere alle accuse mosse da Le Monde, e si è limitata a dichiarare che “la priorità assoluta di Lafarge è sempre stata quella di garantire la sicurezza e l’incolumità del suo personale”.

Tuttavia è stato proprio per garantire l’incolumità del personale che l’azienda francese avrebbe inviato un uomo, Ahmad Jaloudi, in una missione “per ottenere il permesso dell’Isis per lasciare che i suoi impiegati passassero i punti di controllo”, come pure un “lasciapassare con un timbro Isis e approvato del Responsabile della Finanza dello Stato Islamico nella regione di Aleppo”: ciò risulterebbe da lettere rinvenute in Siria, inviate dai dirigenti della Lafarge e di cui ne erano a conoscenza i responsabili di Parigi.

Sempre per continuare la produzione di cemento a Jajabiya, la Lafarge, avrebbe acquistato licenze e pagato tasse a intermediari dell’Isis e a trafficanti di petrolio.