di Giuseppe Gagliano –
Il piccolo regno del Lesotho si trova al centro di una nuova sfida geopolitica che intreccia energia, risorse naturali e intelligenza artificiale. Il governo di Maseru ha firmato un accordo con la statunitense Convalt Energy per un investimento da 6,2 miliardi di dollari destinato alla realizzazione del progetto Kobong, un complesso che dovrebbe comprendere una centrale idroelettrica da 1.200 megawatt e un grande centro di elaborazione dati.
Il valore dell’investimento, superiore a due volte il prodotto interno lordo del Paese, promette sviluppo economico, nuovi posti di lavoro e una maggiore autonomia energetica. Tuttavia il progetto solleva interrogativi sulla reale distribuzione dei benefici e sul rischio che il Lesotho diventi soprattutto una piattaforma energetica al servizio delle infrastrutture digitali statunitensi.
Da anni il Paese vive una situazione paradossale: esporta enormi quantità di acqua verso il Sudafrica attraverso il Lesotho Highlands Water Project, ma continua a dipendere dalle importazioni di elettricità. Il nuovo impianto dovrebbe contribuire a ridurre questa dipendenza, ma resta da capire quanta energia sarà destinata alle esigenze nazionali e quanta invece alimenterà i sistemi informatici collegati all’intelligenza artificiale.
Il progetto si inserisce inoltre in un contesto già segnato da profonde trasformazioni territoriali. L’espansione delle infrastrutture idriche ha comportato negli anni la sommersione di terreni agricoli e lo spostamento di comunità locali. Anche la nuova iniziativa potrebbe avere un impatto significativo sull’ambiente e sulle popolazioni della regione montuosa di Mokhotlong.
La crescente domanda di energia e acqua da parte dei grandi centri di elaborazione dati rappresenta uno degli aspetti meno visibili della rivoluzione digitale. Dietro l’apparente immaterialità dell’intelligenza artificiale si nasconde infatti una rete di infrastrutture energivore che richiedono enormi quantità di elettricità e sistemi di raffreddamento sempre più sofisticati.
Per il Lesotho la posta in gioco è elevata. Se il governo riuscirà a garantire trasferimento di competenze, controllo delle risorse e benefici diffusi per la popolazione, il progetto potrebbe favorire una reale crescita economica. In caso contrario, il Paese rischia di fornire acqua, territorio ed energia senza acquisire un ruolo significativo nella catena del valore tecnologico.
L’accordo assume anche una dimensione strategica. I centri di elaborazione dati sono oggi infrastrutture cruciali per l’economia digitale, la sicurezza informatica e la competizione tecnologica globale. Per questo il progetto Kobong rappresenta non soltanto un investimento industriale, ma anche uno strumento di proiezione geoeconomica degli Stati Uniti in una regione ricca di risorse energetiche e idriche.
La sfida per Maseru sarà trasformare questa opportunità in un percorso di sovranità economica e tecnologica. Il rischio, altrimenti, è che l’acqua del Lesotho finisca per sostenere soprattutto la crescita dell’intelligenza artificiale globale, lasciando al Paese solo una parte marginale dei benefici.












