Libano. Beirut sotto le bombe: raid improvvisi e bilancio pesante, cresce la tensione in Libano

di Guido Keller

Beirut ripiomba nella paura. Nel pomeriggio di mercoledì, la capitale libanese è stata investita da una serie di raid aerei israeliani che hanno colpito senza preavviso diversi quartieri densamente popolati. Le prime stime diffuse dal ministero della Salute parlano di numerose vittime e centinaia di feriti, mentre la Croce Rossa riferisce un bilancio complessivo di oltre 300 persone coinvolte tra morti e feriti.
Si tratta, secondo fonti militari israeliane, della più vasta operazione coordinata dall’inizio dell’attuale fase del conflitto. In circa dieci minuti sarebbero stati colpiti più di cento obiettivi tra Beirut, il sud del Libano e la valle della Bekaa. Un’offensiva rapida e simultanea che ha colto di sorpresa la popolazione e messo a dura prova i soccorsi.
Nella capitale, le esplosioni hanno interessato aree centrali, sia commerciali sia residenziali, generando panico tra i civili. Testimoni parlano di strade invase da detriti, veicoli distrutti e colonne di fumo visibili da diversi punti della città. Le ambulanze – circa un centinaio secondo la Croce Rossa – sono intervenute in massa, mentre le operazioni di soccorso risultano ancora in corso in vari quartieri.
Particolarmente grave quanto accaduto nella valle della Bekaa, dove un attacco ha colpito un cimitero nel villaggio di Shmestar durante un funerale, causando almeno dieci morti e diversi feriti. Un episodio che ha ulteriormente alimentato lo sconcerto tra la popolazione.
L’esercito israeliano ha dichiarato di aver preso di mira infrastrutture militari di Hezbollah, tra cui lanciatori di missili e centri di comando, accusando il gruppo di operare all’interno di aree civili. Una versione respinta da autorità locali e residenti, secondo cui molti degli edifici colpiti non avrebbero avuto alcuna funzione militare evidente.
Sul terreno, la situazione resta estremamente complessa. I soccorritori stanno cercando di raggiungere simultaneamente numerosi siti colpiti, spesso ostacolati dai danni alle infrastrutture e dalla portata degli attacchi. Nelle ultime ore è stato lanciato anche un appello urgente alla popolazione per la donazione di sangue.
L’offensiva arriva in un momento particolarmente delicato. Solo poche ore prima era stato annunciato un cessate il fuoco nel contesto più ampio delle tensioni tra Stati Uniti, Israele e Iran. Tuttavia, Israele ha precisato che tale accordo non riguarda il fronte libanese, dove proseguono le operazioni contro Hezbollah.
Le autorità libanesi parlano apertamente di un’escalation preoccupante. Il ministro per gli Affari sociali ha definito gli attacchi una “svolta molto pericolosa”, mentre il primo ministro ha accusato Israele di aver colpito aree civili proprio mentre erano in corso tentativi di avviare un dialogo per una soluzione negoziale.
Intanto, tra macerie e sirene, la popolazione civile torna a fare i conti con l’incertezza. Molti sfollati, che nelle ore precedenti speravano di rientrare nelle proprie abitazioni, si ritrovano ora nuovamente sospesi tra paura e precarietà, in una crisi che appare sempre più lontana da una soluzione.