di Giuseppe Gagliano –
I primi colloqui diretti tra Israele e Libano da oltre quarant’anni avrebbero potuto segnare una svolta. Non una pace, non una normalizzazione, ma almeno un tentativo di spegnere un fronte che, da mesi, cammina sul filo della guerra aperta. Invece, nel giro di poche ore, i raid israeliani sul sud del Libano hanno riportato tutti alla realtà: la distanza tra i due Paesi non si colma con un incontro, soprattutto se sul terreno gli equilibri militari continuano a muoversi.
Le località colpite, cioè Mjadel, Baraachit, Jbaa, Mahrouna, sono le stesse da cui Hezbollah avrebbe continuato a ricostruire infrastrutture militari in violazione del cessate il fuoco. Per Tel Aviv, colpire quei depositi significa prevenire minacce future. Per Beirut, significa un’altra violazione dell’accordo del novembre 2024. Per l’UNIFIL, è un atto contrario alla Risoluzione 1701 e un colpo diretto agli sforzi di contenimento.
La tregua attuale regge da un anno, ma si basa su un equilibrio innaturale. Israele avrebbe dovuto ritirarsi dal sud del Libano. Hezbollah avrebbe dovuto spostarsi oltre il Litani. Nulla di questo è accaduto fino in fondo: l’esercito israeliano mantiene posizioni chiave, il gruppo sciita mantiene capacità militari. Nel mezzo, un governo libanese che non controlla il territorio e non può imporre un disarmo che non ha né la forza né il consenso per realizzare.
Quando Israele intensifica i raid, lo fa per segnalare a Hezbollah che qualunque tentativo di ricostruzione verrà immediatamente represso. Quando Hezbollah protesta, parla a un’opinione pubblica interna che vede nei colloqui di Naqoura una concessione e teme che lo Stato libanese possa avvicinarsi troppo al rivale storico.
L’incontro di Naqoura, ospitato dall’UNIFIL, è stato un segnale di apertura più che un avvio di negoziati reali. Israele parla di buona atmosfera e di possibilità economiche comuni. Il Libano frena e ricorda che non c’è alcuna normalizzazione all’orizzonte: prima la fine delle ostilità, poi il ritiro israeliano, poi la questione dei detenuti.
È una differenza di priorità che rivela l’irriducibilità delle posizioni. Netanyahu spinge per un disarmo totale di Hezbollah, condizione irrealistica senza un accordo regionale. Salam vuole evitare che il Libano diventi il nuovo teatro centrale dello scontro israelo-iraniano. Due linee che non possono coincidere, ma che almeno si sono sedute nella stessa stanza.
Il tempismo non è casuale. Tel Aviv vuole dimostrare che i colloqui non limitano la sua libertà d’azione militare. L’obiettivo è mantenere pressione su Hezbollah, impedirgli di riorganizzarsi e allo stesso tempo avvertire Beirut che il tempo dell’ambiguità è finito: se il governo libanese vuole sedersi al tavolo internazionale, deve mostrare concretamente di essere in grado di contenere la milizia.
Dal punto di vista militare, Israele ha bisogno di evitare che il fronte nord si riaccenda mentre la questione di Gaza rimane aperta e il quadro regionale è ancora instabile. Ma ogni raid rischia di produrre l’effetto opposto: un’escalation incontrollabile alimentata da incidenti, errori o provocazioni.
L’attacco contro i peacekeeper vicino a Bint Jbeil, con colpi sparati contro un loro veicolo, è il segnale più preoccupante. Ogni volta che la sicurezza dell’UNIFIL viene violata, la regione fa un passo verso il caos: senza la missione Onu, non esiste più alcun meccanismo di contenimento credibile.
Eppure, proprio mentre chiede a Israele di rispettare i protocolli e ai libanesi di proteggere i peacekeeper, la missione appare sempre più isolata e vulnerabile. Nessuno degli attori principali sembra disposto ad assumersi il costo politico di difenderla con fermezza.
Il confine israelo-libanese non è solo una linea fragile. È la crepa attraverso cui può entrare una nuova guerra regionale. Ogni attacco, ogni violazione, ogni dichiarazione carica di sospetto alimenta una dinamica che nessun governo da solo è in grado di controllare.
I colloqui di Naqoura mostrano che la diplomazia non è morta. I raid del giorno dopo ricordano che non è ancora nata.




