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Forte condanna al Consiglio di sicurezza delle Nazione Unite è stata espressa per l’escalation del conflitto in Libano, dove tra domenica e lunedì sono stati uccisi tre caschi blu della missione di interposizione Unifil, attiva nel sud del Paese e che ha annunciato un’indagine per fare luce sulle responsabilità. I membri dell’organismo hanno ribadito inoltre la necessità di far prevalere la diplomazia alle armi, tornando a rispettare il cessate-il-fuoco stretto tra le parti nel novembre 2024.
Forte la chiamata dall’ambasciatore cinese all’Onu Sul Lei alla responsabilità della “comunità internazionale, che deve intervenire per evitare che si ripeta la tragedia di Gaza”. Parole rivolte sia al gruppo Hezbollah che a Israele, impegnati in un nuovo confronto armato dallo scorso primo marzo. L’ambasciatore Lei ha inoltre chiesto con forza che “Israele ritiri le sue forze dal Libano e rispetti la sua sovranità e integrità territoriale e la stabilità della regione”. Ha poi condannato l’uccisione dei caschi blu, ricordando che “ogni attacco è una violazione al diritto internazionale e alla risoluzione 1701 del Consiglio di sicurezza dell’Onu”.
La seduta del Consiglio, convocata d’urgenza dalla Francia, si è tenuta a poche ore dall’annuncio del governo israeliano di voler occupare a tempo indefinito la regione meridionale del Libano fino al fiume Litani, una volta concluso il conflitto con Hezbollah, per esigenze di sicurezza. Lo ha detto il ministro della Difesa Israel Katz, aggiungendo che le case e gli edifici “saranno distrutti e sarà impedito alla popolazione di tornare”.
Al Consiglio di sicurezza hanno preso parte anche rappresentanti di Indonesia – il Paese che ha registrato la morte dei tre Caschi blu – Israele e Libano. La Francia, tramite l’ambasciatore Jérôme Bonnafont, ha ribadito l’appello alla de-escalation, che ha denunciato “il comportamento aggressivo dimostrato dall’esercito israeliano, fino ad atti di intimidazione che hanno riguardato anche il personale francese: la Francia condanna ogni minaccia diretta al personale di Unifil”.
L’ambasciatore israeliano Danny Danon ha respinto le accuse di responsabilità nella morte dei tre peacekeepers, sostenendo che gli incidenti siano da attribuire al gruppo filo-iraniano Hezbollah. In particolare, “per quanto riguarda l’attacco avvenuto lunedì 30 marzo, possiamo confermare che le forze Unifil sono state colpite da ordigni esplosivi di Hezbollah in un incidente avvenuto nei pressi di Bani Haniyah, nel Libano meridionale”. L’Indonesia ha però respinto tale versione: “Chiediamo un’indagine da parte delle Nazioni Unite, non scuse da parte di Israele. Chiediamo che il Consiglio di Sicurezza si tenga aggiornato sull’indagine e che dia seguito immediatamente ai risultati” ha detto l’ambasciatore Umar Hadi, chiedendo “fine all’impunità”. Quanto al rappresentante del Libano, Ahmad Arafa, ha avvertito che “il prezzo che il popolo libanese sta pagando a causa di questo conflitto è alto ed estenuante. Non hanno scelto questa guerra; è stata loro imposta”.
* Fonte: agenzia Dire.





