di Alberto Galvi

Nonostante la gravissima crisi economica che dura da quasi tre anni, il Parlamento libanese non è riuscito per la dodicesima volta a eleggere un nuovo presidente. Un primo turno di votazioni ha visto Jihad Azour, ex ministro delle Finanze e alto funzionario del Fondo monetario internazionale, guadagnare 59 voti, insufficienti per la maggioranza dei due terzi necessaria.

Il dodicesimo tentativo di scegliere un presidente è fallito dopo che il blocco guidato dal partito politico e gruppo militante Hezbollah si è ritirato dopo il primo turno di votazioni, rompendo il quorum nella Camera dei 128 membri. Al secondo posto Suleiman Frangieh, il candidato sostenuto dal gruppo militante Hezbollah e dai suoi alleati, che ha ottenuto 51 voti.

Il secondo turno richiedeva il sostegno di 65 parlamentari per vincere, ma il processo si è interrotto con Hezbollah e i suoi alleati che si sono ritirati dalla sessione, lasciando il parlamento senza il quorum. Il Libano è rimasto senza presidente da quando il mandato di Michel Aoun è terminato a ottobre.

In Libano il presidente deve essere un Cristiano maronita, mentre il presidente del Parlamento un musulmano sciita e il primo ministro un musulmano sunnita, in base a un complesso accordo costituzionale di condivisione del potere.

Il compito più urgente del nuovo presidente sarà quello di guidare il Libano fuori dalla crisi economica senza precedenti.