Libano. Israele intensifica i raid contro Hezbollah

di Giuseppe Gagliano

Il cessate-il-fuoco tra Israele e Hezbollah, siglato il 27 novembre 2024, sembra carta straccia. Israele continua a martellare il Libano con “operazioni speciali mirate”, colpendo presunti obiettivi del gruppo sciita. Il 10 luglio un drone israeliano ha ucciso Muhammad Jamal Murad, identificato come comandante dell’artiglieria di Hezbollah nel settore costiero. Due giorni prima un altro raid ha fatto fuori un militante legato allo sviluppo delle capacità di artiglieria del gruppo, mentre un attacco nel nord del Libano ha eliminato tre persone, tra cui un membro di Hamas alleato di Hezbollah.
Israele, insoddisfatto del ritmo con cui il Libano procede al disarmo di Hezbollah, sembra pronto a una guerra di logoramento. David Schenker, ex funzionario USA e analista del Washington Institute, non usa mezzi termini: “Israele continuerà i suoi raid aerei, e il governo libanese, restio a sfidare Hezbollah, potrebbe persino preferire questa via”.
L’accordo di novembre prevedeva il ritiro dei combattenti di Hezbollah a nord del fiume Litani, a 30 km dal confine, lasciando solo l’esercito libanese e le forze ONU nella zona. Israele però mantiene truppe in cinque punti strategici e il 9 luglio ha condotto incursioni per smantellare infrastrutture del gruppo vicino al confine.Il leader di Hezbollah, Naim Qassem, ha risposto a muso duro: “Le minacce non ci piegheranno. Non deporremo le armi finché Israele non cesserà l’aggressione, si ritirerà e libererà i prigionieri”. Per lui, il disarmo non è all’ordine del giorno: le armi sono vitali non solo contro Israele, ma anche per l’influenza interna al Libano.
Intanto l’inviato USA Thomas Barrack, entusiasta della proposta americana di disarmo totale di Hezbollah entro quattro mesi, si scontra con la realtà: il gruppo ha ceduto alcune armi e si è ritirato dal sud, ma il governo libanese tentenna a premere per un disarmo completo a nord del Litani.
Il quadro si complica con i cambiamenti regionali. La caduta di Bashar al-Assad in Siria e l’apertura di un dialogo tra Damasco e Israele, come sottolineato da Barrack, spingono il Libano a un bivio: rafforzare le istituzioni statali, da sempre soffocate da gruppi settari come Hezbollah, o restare indietro. “Il resto della regione corre, voi rischiate di rimanere fermi”, ha avvertito Barrack. Ma con Israele che non molla e Hezbollah che non cede, il Libano resta un campo di battaglia, con il rischio di una nuova escalation sempre dietro l’angolo.