Notizie Geopolitiche –
Il ministro della Difesa della Libia, Abdullah al-Thinni, ha firmato oggi in rappresentanza del governo di Tripoli gli accordi raggiunti all’inizio di gennaio (v. Notizie Geopolitiche) con la popolazione tuareg della città di Ubari (regione del Fezzan, Libia sud-orientale) che da mesi hanno chiuso l’impianto petrolifero locale in join venture Noc – Repsol per protestare e quindi chiedere maggiori diritti, fra i quali la creazione di un Consiglio locale e la concessione di specifiche carte d’identità.
La produzione dell’impianto di Ubari, fermata l’ottobre scorso, è di 350.000 barili al giorno, mentre la crisi del petrolio in Libia, dovuta a proteste simili in più parti del paese e soprattutto all’instabilità causata dai dissidi fra le tribù, dai furti di petrolio dei gruppi di ex ribelli e delle bande armate, è fino ad oggi costata al paese qualcosa come 10 mld di dollari, con una produzione nel 2013 di 110mila barili al giorno contro gli 1,6 mln dell’epoca di Gheddafi.
Una protesta simile a quella di Ubari aveva interessato l’importante nodo di Mellitah, gestito in join venture Noc – Eni ed occupato per settimane da miliziani della tribù amazigh.












