di Giuseppe Gagliano –
L’emergere di documenti che suggeriscono una collaborazione segreta tra Khalifa Haftar, comandante dell’Esercito Nazionale Libico (LNA), e l’ex presidente siriano Bashar al-Assad, solleva interrogativi sulla complessità delle alleanze nel Mediterraneo e in Medio Oriente. Questa presunta cooperazione, che avrebbe coinvolto un ambizioso progetto legato ai droni, riflette l’intreccio di interessi strategici che legano i conflitti in Libia e in Siria, uniti dall’influenza di attori esterni come la Russia.
Secondo le informazioni divulgate dall’emittente libica al-Ahrar, un ufficio di coordinamento congiunto sarebbe stato creato sotto la guida del maggiore generale Abdul Karim Mahmoud, già ministro della Difesa in Siria prima della caduta del regime l’8 dicembre 2024. Immagini satellitari e rilievi topografici nella Libia orientale, nei pressi di Al-Bayda, documenterebbero l’inizio della costruzione di infrastrutture per questo progetto, rimasto incompiuto dalla fine del 2020. La caduta di al-Assad ha interrotto questa collaborazione, con implicazioni significative per Haftar, che si è visto privato di una cruciale rotta di approvvigionamento di armi e supporto logistico garantita dalla compagnia Cham Wings, legata all’uomo d’affari siriano Muhammad Issam Shammout.
Parallelamente la Russia ha ridotto la sua presenza militare in Siria, ridistribuendo truppe e risorse, inclusi sistemi di difesa aerea S-400 e S-300, verso basi nella Libia orientale. Questo spostamento evidenzia il tentativo di Mosca di consolidare la propria influenza nel Mediterraneo, negoziando l’uso di porti strategici come Bengasi e Tobruk e rafforzando i legami con Haftar per compensare la perdita dell’alleanza con Damasco. Tuttavia, tale strategia non è priva di rischi: la crescente presenza russa in Libia è percepita come una minaccia sia dagli Stati Uniti sia dall’Unione Europea, aumentando le pressioni internazionali su Haftar e sui suoi sostenitori.
Questa situazione accentua le già profonde divisioni politiche e sociali in Libia, dove l’instabilità interna è alimentata dall’intervento di potenze regionali e globali. Gli analisti avvertono che una militarizzazione ulteriore della Libia orientale potrebbe trasformare il Paese in un nuovo epicentro delle tensioni globali, con ripercussioni per l’intera regione del Nord Africa e del Mediterraneo. La capacità degli attori internazionali di prevenire un’escalation sarà cruciale per evitare che la Libia diventi il teatro di una nuova fase di conflitti geopolitici.




