di Giuseppe Gagliano –

L’Egitto ha ripreso le esportazioni di energia elettrica verso la Libia dopo il pagamento di circa 100 milioni di dollari di debiti arretrati da parte del Governo di unità nazionale di Tripoli. La ripresa delle forniture, inizialmente pari a 70 megawatt, rappresenta non solo una risposta all’emergenza energetica libica, ma anche uno strumento con cui il Cairo consolida la propria influenza politica sul Paese vicino, mantenendo vincolati i futuri approvvigionamenti al rispetto degli impegni finanziari.

La crisi evidenzia il paradosso della Libia, ricca di petrolio e gas naturale ma incapace di garantire un sistema elettrico efficiente. Il recente collasso della rete, con la perdita di circa 1.350 megawatt di capacità produttiva, ha confermato le conseguenze di impianti obsoleti, carenza di manutenzione, corruzione e divisioni politiche tra Tripoli e Bengasi.

La National Oil Corporation punta ad attrarre investimenti internazionali per sviluppare nuovi giacimenti, aumentare l’utilizzo del gas per la produzione elettrica e ridurre il ricorso ai combustibili liquidi, liberando maggiori quantità di petrolio per l’esportazione. Tuttavia, la frammentazione istituzionale e l’assenza di un’autorità riconosciuta sull’intero territorio continuano a scoraggiare gli investitori, mentre il controllo delle risorse energetiche resta uno dei principali strumenti di potere delle fazioni rivali.

Parallelamente, Tripoli e le autorità della Libia orientale stanno rafforzando il controllo di porti, aeroporti e frontiere attraverso nuove tecnologie affidate rispettivamente a società statunitensi e turche. Il monitoraggio delle infrastrutture strategiche assume un valore che va oltre la sicurezza, poiché consente di controllare traffici, migrazioni, reti di contrabbando e collegamenti con i gruppi armati attivi nel Sahel.

Sul piano geopolitico, Stati Uniti, Turchia ed Egitto condividono l’obiettivo di evitare un nuovo collasso dello Stato libico, pur perseguendo interessi differenti. Ankara mantiene la propria presenza militare e politica in Tripoli senza rinunciare ai rapporti con il generale Khalifa Haftar, Washington mira a preservare la stabilità delle esportazioni energetiche verso l’Europa, mentre il Cairo utilizza la leva energetica per rafforzare il proprio ruolo e garantire la sicurezza del confine occidentale.

La ripresa delle forniture elettriche dall’Egitto assume così un significato che supera l’emergenza energetica: diventa il simbolo della crescente dipendenza della Libia dagli attori regionali e della competizione strategica che accompagna la futura ricostruzione del Paese.