di Giuseppe Gagliano

L’UNSMIL, missione Onu in Libia, ha chiesto un cessate-il-fuoco immediato dopo la ripresa dei combattimenti a Tripoli il 14 maggio, avvertendo del rischio che la situazione sfugga di controllo. Gli scontri, definiti “guerra urbana” da una fonte della sicurezza citata da AFP, vedono opposte la milizia Rada e la Brigata 444, fedele al premier Abdulhamid al-Dbeibah, con armi leggere e medie usate in aree residenziali e vicino al porto.

La violenza è esplosa nella notte tra il 13 e il 14 maggio, dopo l’uccisione di Abdelghani al-Kikli, leader dell’Apparato di Supporto e Stabilità, milizia che controllava il distretto di Abu Salim. Inizialmente gli scontri hanno causato almeno 6 morti, ma una tregua annunciata dal governo ha calmato temporaneamente la situazione, prima che i combattimenti riprendessero nel pomeriggio.

L’UNSMIL ha denunciato attacchi a infrastrutture civili e pericoli per la popolazione, sottolineando che tali atti potrebbero essere crimini internazionali. Al-Dbeibah ha ordinato lo smantellamento di gruppi armati irregolari, inclusa Rada, mentre le Brigate 444 e 111, sue alleate, hanno preso il controllo di territori dell’SSA. Per i residenti, come un padre di Dahra che ha protetto la famiglia in una stanza, la situazione è “terrorizzante”. La Libia, frammentata da milizie e governi rivali dopo la caduta di Gheddafi nel 2011, resta un puzzle di potere instabile, con fazioni sostenute da attori stranieri che continuano a destabilizzare il Paese.