di Giuseppe Gagliano –

Vladimir Putin ha ricevuto al Cremlino Saddam Haftar, figlio del generale Khalifa Haftar e vicecomandante dell’Esercito nazionale libico, rafforzando il rapporto di Mosca con la leadership della Cirenaica in una fase di nuove tensioni politiche e sociali in Libia. L’incontro conferma l’interesse russo non soltanto per l’attuale equilibrio di potere nell’Est del Paese, ma anche per la possibile successione al generale Haftar.

Mosca punta infatti a garantire continuità all’alleanza costruita con Khalifa Haftar e a preservare l’accesso alle infrastrutture militari e logistiche libiche. Dietro le dichiarazioni ufficiali sull’unità e sull’integrità territoriale del Paese emergono interessi strategici legati alle basi aeree, ai porti, ai collegamenti militari e alle rotte che dalla costa mediterranea conducono verso il Sahel.

La Libia ha acquisito ulteriore importanza nella strategia russa dopo la caduta del governo siriano di Bashar al Assad alla fine del 2024. Di fronte all’incertezza sulla propria presenza militare in Siria, Mosca cerca infatti di rafforzare una piattaforma alternativa nel Mediterraneo centrale.

L’attività russa sarebbe aumentata in almeno sei basi aeree, Al Khadim, Al Jufra, Tamanhint, Matan al Sarra, Al Qardabiyah e Brak al Shati. In queste installazioni sarebbe presente anche il Corpo d’Africa, formazione controllata dallo Stato russo che ha raccolto parte delle attività precedentemente svolte dal gruppo Wagner. La distribuzione delle basi consente di collegare la Cirenaica al Fezzan e quindi a Niger, Ciad, Sudan, Repubblica Centrafricana e Mali, trasformando la Libia in una cerniera tra Mediterraneo e Africa subsahariana.

Mosca non dispone tuttavia della libertà d’azione che aveva conquistato in Siria. La presenza turca, l’interesse degli Stati Uniti e le divisioni tra le fazioni libiche limitano le possibilità russe. Una rete di aeroporti, depositi e collegamenti logistici garantisce comunque una significativa capacità di proiezione militare verso il Mediterraneo e il Sahel.

Alla competizione strategica si aggiunge quella energetica. Le proteste scoppiate a Tripoli dopo le interruzioni dell’elettricità e la temporanea chiusura del giacimento di Sharara hanno mostrato ancora una volta la fragilità di un Paese ricchissimo di idrocarburi ma incapace di garantire servizi essenziali alla popolazione. Il petrolio continua a finanziare amministrazioni rivali, milizie e reti di potere, mentre ogni interruzione della produzione può incidere sulle esportazioni e sulle entrate pubbliche.

Per l’Europa l’instabilità libica rappresenta anche un problema di sicurezza energetica. La Russia non deve necessariamente controllare direttamente la produzione petrolifera per trarne un vantaggio strategico. La capacità di influenzare gli equilibri politici e militari di un altro importante fornitore dell’Europa può aumentare il peso negoziale di Mosca nel Mediterraneo.

Anche Stati Uniti e Turchia cercano di adattarsi al nuovo equilibrio. Ankara, che durante la guerra civile ha sostenuto militarmente il governo di Tripoli, sta ampliando i contatti con la Cirenaica. La visita del ministro degli Esteri Hakan Fidan sia a Tripoli sia a Bengasi indica la volontà turca di mantenere rapporti con entrambi gli schieramenti e proteggere i propri interessi indipendentemente dal futuro assetto politico del Paese.

Washington teme invece che la presenza russa possa trasformarsi in un avamposto permanente sul fianco meridionale della Nato. I contatti americani con Saddam Haftar mostrano tuttavia che anche gli Stati Uniti considerano ormai difficile immaginare una soluzione politica che escluda la famiglia Haftar.

Il rischio è che un compromesso tra le principali famiglie e fazioni riesca a distribuire il potere senza ricostruire realmente lo Stato. Le istituzioni continuerebbero così a dipendere dalle milizie, dalle reti familiari e dai rispettivi sostenitori stranieri.

Le proteste, gli attacchi alle infrastrutture e i regolamenti di conti nell’Est mostrano inoltre quanto la stabilità rimanga precaria. Nessuna delle potenze coinvolte sembra interessata a una nuova guerra generale, ma ciascuna cerca di rafforzare la propria posizione in vista di un futuro accordo politico.

L’incontro tra Putin e Saddam Haftar si inserisce quindi in una competizione più ampia. Mosca punta sulla continuità della famiglia Haftar, la Turchia dialoga con entrambi i campi e Washington cerca di contenere l’espansione russa. La Libia resta formalmente un unico Stato, ma continua a essere uno spazio frammentato nel quale petrolio, basi militari e posizione geografica alimentano la competizione tra le potenze del Mediterraneo.