Libia: MSF assiste i sopravvissuti a Khoms

Pazienti sotto shock, almeno 70 cadaveri in acqua.

di Francesca Mapelli *

Le équipe di Medici Senza Frontiere (MSF) in Libia hanno soccorso al porto di Khoms i sopravvissuti del nuovo terribile naufragio di ieri, che ha causato almeno 70 morti e 100 dispersi. “La terribile notizia di questo nuovo, tragico naufragio, dimostra per l’ennesima volta l’altissimo costo umano dell’attuale situazione in Libia e della mancanza di un’adeguata capacità di ricerca e soccorso nel Mediterraneo centrale”, dichiara Julien Raickman, capomissione di MSF in Libia. “Ci sono oltre 100 dispersi, di cui molti potrebbero essere annegati, stando alle prime testimonianze dei sopravvissuti visitati da MSF. I naufraghi sono stati soccorsi da pescatori e riportati a Khoms. Testimoni oculari coinvolti nel soccorso parlano di almeno 70 cadaveri in acqua”.
Le équipe di MSF hanno fornito cure mediche a due gruppi di sopravvissuti, rispettivamente di 82 e 53 persone. Abbiamo dato prima assistenza e stabilizzato le condizioni più urgenti e abbiamo trasferito 7 persone in ospedale per cure mediche salvavita. I pazienti sono sotto shock e hanno sintomi da pre-annegamento, come ipossia e ipotermia.
“Serve un’azione immediata per garantire un’efficace capacità di ricerca e soccorso in mare e l’evacuazione dalla Libia di tutte le persone che stanno cercando di fuggirne, solo così potremo prevenire ulteriori morti” continua Raickman di MSF. “Due giorni fa, 38 persone intercettate in mare dalla Guardia costiera libica sono state riportate nel centro di detenzione di Tajoura, lo stesso che solo tre settimane prima era stato attaccato da un bombardamento aereo che ha causato 60 morti e 70 feriti. Era una tragedia del tutto evitabile.”
“Ora siamo estremamente preoccupati per i sopravvissuti di questo naufragio. Non possono essere rinchiusi di nuovo in centri di detenzione dove le loro vite sono a rischio. Lo hanno ribadito di recente anche l’OIM, l’UNHCR e i leader Europei che si sono uniti all’appello di MSF per l’evacuazione immediata e urgente di tutti i rifugiati e migranti intrappolati nei centri di detenzione in Libia” conclude Raickman di MSF.

MSF lavora in Libia dal 2011 e da oltre due anni fornisce cure mediche a rifugiati e migranti nei centri di detenzione che rientrano formalmente sotto l’autorità del Ministero dell’Interno e del suo Dipartimento per combattere l’immigrazione illegale (DCIM) a Tripoli, Khoms e Misurata.

* Ufficio stampa di Medici Senza Frontiere.