L’Italia dei laghi: tradizioni di comunità, orizzonte europeo

di Giovanni Migotto –

La pesca nelle acque interne italiane, comprendenti laghi, bacini e fiumi, è frutto di una lunga tradizione di valore economico, culturale e ambientale che caratterizza molte comunità rivierasche e che, come recentemente testimoniato da ISPRA, sostiene economie locali attraverso attività professionali, ricreative e sportive, mantiene viva la memoria collettiva e contribuisce alla gestione degli ecosistemi.
In questo contesto è fondamentale interpretare la pesca non solo come attività produttiva, ma come componente strutturale degli equilibri ambientali e delle identità territoriali.
A differenza della pesca marittima, tuttavia, manca in Europa un corpus normativo centralizzato dedicato esclusivamente alle acque dolci, poiché la Politica Comune della Pesca (PCP) si focalizza principalmente sulle risorse marine. Ne deriva che licenze, regolamenti, periodi di chiusura e gestione delle risorse ittiche interne vengono stabiliti a livello nazionale, regionale e spesso sub-regionale, generando una grande variabilità di pratiche e approcci.
Questa condizione, pur garantendo adattamento alle specificità locali, rende necessario un continuo lavoro di coordinamento istituzionale.
In questo contesto frammentato, la Direttiva Quadro sulle Acque (2000/60/CE) assume un ruolo centrale, poiché impone agli Stati membri il raggiungimento del “buono stato ecologico” di fiumi, laghi e acque di transizione e orienta la governance su scala di bacino idrografico, obbligando alla definizione di condizioni di riferimento, misure di miglioramento e potenziali restrizioni alla pesca quando necessario per proteggere l’integrità biologica.
 A essa si affianca la Direttiva Habitat (92/43/CEE), che istituisce la rete Natura 2000 e impone valutazioni d’impatto e misure di gestione per specie e habitat d’acqua dolce, regolando anche attività come la pesca quando possono compromettere lo stato di conservazione.
Il Fondo EMFAF 2021–2027 sostiene l’attuazione di queste politiche e, pur essendo concepito soprattutto per l’ambiente marino, finanzia anche interventi relativi alle acque interne, dalle cooperative di pesca ai sistemi di tracciabilità, dall’acquacoltura lacustre alla conservazione di habitat ittici, offrendo un supporto cruciale per interventi che richiedono capacità tecnica e risorse spesso non disponibili a livello locale.
L’accesso ai fondi europei si rivela un elemento strategico per colmare le lacune strutturali del sistema nazionale.
In Italia la governance è policentrica: le Regioni detengono la competenza primaria su periodi di divieto, calendari ittici, ripopolamenti, licenze e modalità operative, ma in molti territori le Province stesse svolgono un ruolo gestionale diretto. Le Autorità di bacino distrettuali coordinano la pianificazione secondo la Direttiva Quadro sulle Acque e definiscono misure per il ripristino degli habitat acquatici; i Comuni e le cooperative locali sono protagonisti dell’operatività quotidiana e influenzano la sostenibilità delle attività economiche.
Si produce così un mosaico amministrativo complesso, che richiede dialogo, strumenti condivisi e una governance trasparente per evitare sovrapposizioni normative.
Questo sistema multilivello permette decisioni ancorate alle specificità locali ma può produrre frammentazione normativa, sovrapposizioni e tempi decisionali rallentati, rendendo essenziale il ruolo unificante delle politiche europee, che forniscono standard, obiettivi e strumenti finanziari capaci di armonizzare approcci molto diversi e di sostenere interventi strutturali difficilmente realizzabili con risorse interne.
La Direttiva Quadro sulle Acque introduce criteri per la valutazione ecologica e orienta le misure di gestione, la Rete Natura 2000 stabilisce obiettivi di tutela per habitat e specie e programmi come EMFAF, LIFE e Interreg finanziano azioni strategiche su qualità delle acque, habitat, digitalizzazione della filiera, contenimento delle specie invasive e creazione di reti di governance condivisa.
I cinque laghi qui analizzati — Garda, Trasimeno, Iseo, Maggiore e Bolsena — pur presentando dinamiche locali differenti, evidenziano sfide comuni e ricorrenti che riflettono tendenze più ampie nella gestione europea delle acque interne.
La prima criticità riguarda le specie invasive, in particolare il pesce siluro, ormai diffuso in numerosi bacini e in grado di alterare profondamente le comunità ittiche. Questa specie è spesso infatti responsabile della riduzione della biodiversità e degli stock destinati alla pesca professionale e ricreativa, rendendo prioritari programmi di contenimento coordinati e continui.
La seconda criticità è la qualità delle acque: eutrofizzazione, fioriture algali e ipossie, frequenti soprattutto nei laghi con pressioni agricole, urbane o climatiche, riducono gli habitat disponibili e aumentano la diffusione di patologie ittiche. A ciò si aggiungono gli effetti del cambiamento climatico, che alterano la stratificazione termica, prolungano le ipossie e modificano la fenologia delle specie.
A queste criticità segue poi quella relativa alla frammentazione dei dati: mancano in molti casi sistemi uniformi per monitorare catture, sforzo di pesca, stato ecologico e parametri biologici delle specie, con conseguente difficoltà nell’applicare una gestione realmente basata su evidenze scientifiche e nell’accesso ai fondi europei, che richiedono linee di monitoraggio coerenti su scala distrettuale e protocolli armonizzati in linea con le normative attualmente vigenti.
Di una certa rilevanza è anche il conflitto tra usi multipli dei laghi, dove turismo, navigazione, pesca sportiva e professionale, conservazione e talvolta acquacoltura competono per spazio e risorse, soprattutto in contesti ad alta pressione come Garda e Maggiore.
Infine, un ulteriore ostacolo riguarda la difficoltà degli attori locali ad accedere a programmi europei come EMFAF, LIFE, Interreg: la complessità amministrativa premia partnership di grandi dimensioni e rischia di escludere piccoli comuni, cooperative e associazioni, limitando la possibilità di finanziare interventi essenziali per la sostenibilità della pesca e la tutela degli ecosistemi.
Accanto a queste sfide emergono però opportunità significative. I fondi europei consentono di finanziare monitoraggi scientifici, contenimento delle invasive, digitalizzazione delle filiere e valorizzazione del pescato attraverso marchi territoriali, come mostrato dai casi del Trasimeno e da progetti pilota sul Garda.
Iniziative europee come FutureLakes e le reti dedicate alla restaurazione dei laghi offrono metodologie replicabili per governance, partecipazione e gestione dei dati, rafforzando la capacità degli attori locali di costruire progetti condivisi pluriennali.
Una leva strategica è rappresentata dai Piani di gestione dei distretti idrografici e dai Piani e Misure di Conservazione Natura 2000 che, se tenuti in considerazione come vere basi operative, aumentano la qualità delle candidature LIFE e favoriscono l’integrazione tra tutela ecologica e attività di pesca.
Fondamentale è anche la standardizzazione del monitoraggio e il coinvolgimento diretto dei pescatori, professionali e ricreativi, in programmi di gestione condivisa, poiché le conoscenze locali possono colmare rapidamente lacune informative che rappresentano oggi uno dei principali ostacoli alla pianificazione della conservazione, consolidando la governance e garantendo continuità alle azioni.
Sul piano locale, i cinque laghi presentano esperienze avanzate di governance e cooperazione.
Il Garda rappresenta un modello interregionale: il regolamento del 2024, condiviso da Lombardia, Veneto e Provincia Autonoma di Trento, armonizza periodi di fermo, misure minime e attrezzi consentiti, tutelando il lago dalle pressioni turistiche, dall’eutrofizzazione, dalle specie aliene e dal rischio di estinzione per specie sensibili come anguille, carpioni e alborelle. Nel 2025 il lago ha beneficiato di un progetto finanziato con 830.000 € tramite EMFAF per studiare, grazie alla collaborazione dell’Università degli Studi dell’Insubria, lo stato di conservazione di coregoni e agoni e per definire misure di gestione sostenibile orientate all’adattamento degli attrezzi, al rilascio delle specie sensibili e al monitoraggio degli endemismi.
Sul Lago d’Iseo la Regione Lombardia ha avviato il Prontuario Bacino 14 Sebino (2024/2025), che coinvolge la Riserva Naturale Torbiere del Sebino e introduce limiti di cattura giornaliera, restrizioni su specie protette e misure per contrastare eutrofizzazione, ipossia e diffusione del siluro. L’area è caratterizzata da una gestione cooperativa che valorizza sostenibilità, tracciabilità ed economia circolare, rafforzata dalla partecipazione a reti europee come nEUlakes e da progetti come ENSEMBLE (310.000 €), volto a coordinare laghi europei su turismo sostenibile, cultura e pratiche di pesca responsabile.
Il Lago Maggiore, grazie alla cooperazione Italia–Svizzera prevista dalla Convenzione Italo-Svizzera per la pesca, ha sperimentato l’implementazione di misure condivise come periodi di chiusura, divieti e revisione delle semine ittiche e partecipa a programmi di cooperazione territoriale come Interreg Italia–Svizzera, che include diverse iniziative su ambiente, gestione delle acque e riduzione dei conflitti d’uso.
La Regione Umbria ha investito invece in progetti EMFAF per digitalizzare la filiera del Trasimeno, migliorare il sistema di segna-catture e promuovere il pescato nell’ambito del turismo sostenibile, sostenendo anche iniziative come LIFE Imagine per migliorare la connettività ecologica e LIFE Blue Lakes per ridurre microplastiche e altri contaminanti.
Il Lago di Bolsena, grande lago vulcanico del Lazio, presenta poi un ecosistema relativamente ben conservato ed è oggetto di un regime restrittivo di pesca stabilito con determinazione regionale del 2024, che vieta completamente la pesca per alcune specie e in determinate aree per proteggere habitat sensibili e specie autoctone. Essendo inserito nella rete Natura 2000 (SIC/ZPS), il lago dispone di Piani e Misure di Conservazione elaborati con il supporto dell’Università degli Studi della Tuscia e di soggetti tecnici come LYNX Natura e Ambiente, che definiscono interventi prioritari su qualità delle acque, collettori fognari, informazione ai cittadini e azioni rivolte ai pescatori, costituendo la base per la candidatura di progetti a programmi europei finalizzati alla tutela degli habitat e al recupero della qualità idrica, incoraggiando la valorizzazione eco-turistica della pesca tradizionale e delle pratiche ricreative controllate.
Emerge pertanto che laghi italiani come questi costituiscono sistemi complessi e fragili, sottoposti a pressioni ambientali, socio-economiche e istituzionali che rendono indispensabile una governance integrata orientata al bacino e fondata su cooperazione multilivello, standard comuni e partecipazione delle comunità locali.
Se da un lato specie invasive, eutrofizzazione, crisi climatica e frammentazione dei dati rappresentano criticità urgenti, dall’altro l’Europa offre strumenti, finanziamenti e cornici metodologiche capaci di guidare una transizione verso modelli di gestione più resilienti.
Le esperienze del Garda interregionale, del Trasimeno cooperativo e del Maggiore transfrontaliero, così come dei laghi d’Iseo e di Bolsena, mostrano che i risultati migliori si ottengono quando istituzioni, ricercatori e popolazione locale lavorano insieme nella raccolta dati, nella definizione delle regole e nella costruzione di progetti condivisi.
La sfida principale consiste nel passare da una gestione reattiva ed emergenziale a una governance realmente preventiva e sistemica, in grado di integrare concretamente tutela ecologica, pesca sostenibile, turismo e adattamento climatico.
La capacità di usare in modo operativo strumenti come i piani di bacino e Natura 2000, di costruire partenariati robusti e di garantire continuità amministrativa determinerà il futuro dei laghi italiani, che non sono solo risorse naturali ma indicatori sensibili della qualità delle politiche pubbliche e della capacità del nostro Paese di pensare in modo integrato per il benessere collettivo futuro delle comunità.
Concludendo, la gestione dei laghi rappresenta un banco di prova per valutare la maturità della governance ambientale italiana e la sua capacità di coniugare identità locale e orizzonte europeo.
Investire nelle regioni lacustri significa scommettere nella resilienza delle comunità che dipendono da questi ecosistemi e in una visione europea della tutela ambientale capace di coniugare identità locale e orizzonte verso un futuro comune migliore.