di Giuseppe Gagliano –
L’arresto in Lituania di nove persone accusate di agire per conto dell’intelligence militare russa porta alla luce una realtà ormai consolidata nel confronto tra Mosca e l’Europa: una guerra sotto soglia fatta di sabotaggi, incendi e operazioni clandestine che colpiscono infrastrutture, logistica e oppositori politici senza mai trasformarsi in conflitto aperto.
Secondo le autorità di Vilnius, il gruppo sarebbe coinvolto in incendi di materiale militare destinato all’Ucraina in Bulgaria e in attività di sorveglianza su installazioni in Grecia. Tra i possibili obiettivi figura anche l’attivista russo in esilio Ruslan Gabbasov, dopo che è stato fermato un uomo armato nei pressi della sua abitazione. Mosca respinge ogni accusa, ma per i Paesi baltici questi episodi non sono più casi isolati, bensì parte di una strategia sistematica.
Lituania, Estonia e Lettonia vivono da tempo in stato di allerta, considerando la guerra in Ucraina come un possibile preludio a scenari più ampi sul fianco orientale europeo. Le accuse al Gru indicano un salto di qualità: non solo propaganda o interferenze politiche, ma azioni concrete come sabotaggi e pedinamenti, finalizzate a produrre effetti militari e psicologici senza oltrepassare la soglia di una guerra dichiarata.
Questa strategia punta a colpire senza esporsi apertamente. Incendi e operazioni mirate servono a rallentare il sostegno a Kiev, a testare la reazione della Nato e a intimidire le comunità di esuli russi. È una forma di pressione selettiva che mira a dimostrare la capacità di agire ovunque, senza bisogno di un’escalation militare diretta.
Il contesto europeo amplifica l’efficacia di queste operazioni. L’eventuale spostamento dell’attenzione americana verso altre crisi rischia di indebolire la percezione della deterrenza sul continente. L’Europa, forte sul piano economico ma meno coesa strategicamente, si trova esposta su più fronti, con sistemi di sicurezza nazionali efficaci ma non sempre pienamente integrati.
Particolarmente vulnerabile è la logistica militare. Dalle fabbriche ai porti, dai depositi alle reti di trasporto, l’intera filiera della difesa è diventata un bersaglio. Anche attacchi limitati possono generare costi rilevanti, rallentare le forniture e aumentare la pressione politica sui governi europei, costretti a rafforzare sicurezza e controlli.




