di Alberto Galvi –
Le elezioni parlamentari e il secondo turno di quelle presidenziali della Macedonia del Nord possono rappresentare un test per le ambizioni di entrare a far parte dell’Unione Europea. Il percorso della Macedonia del Nord verso l’adesione all’UE è iniziato nel 2005, ma il progresso è stato bloccato per anni dalla Grecia in una disputa sul nome del paese. Ciò è stato risolto nel 2018 con la denominazione di “Macedonia del Nord”, in distinzione della regione greca della Macedonia.
Nel primo turno del 24 aprile delle elezioni presidenziali Gordana Siljanovska-Davkova, del partito di destra VMRO-DPMNE, ha preso un chiaro vantaggio. La vittoria del partito nazionalista creerebbe le condizioni per tensioni con le vicine Grecia e Bulgaria, minacciando di inficiare i già lenti negoziati di adesione all’UE.
La Macedonia del Nord ha aderito alla Nato nel 2020, ma è cresciuta l’impazienza per i lenti progressi verso l’adesione all’UE.
Il presidente Mickoski del VMRO-DPMNE, che guida una coalizione di 22 partiti “La tua Macedonia”, ha anche promesso di mantenere una linea dura con la Bulgaria su questioni linguistiche e storiche. La bagarre, in cui la Bulgaria chiede a Skopje di riconoscere una piccola minoranza bulgara, ha visto Sofia bloccare i colloqui di adesione all’UE.
Il SDSM (Partito socialdemocratico di centrosinistra) al potere ha tentato di modificare la costituzione per riconoscere la minoranza bulgara, ma non aveva i numeri per far passare la mozione in Parlamento. Gli elettori sono frustrati dal lento aderire all’UE, accolto con ottimismo nel 2005 ma da allora diventato l’emblema della promessa perduta della Macedonia del Nord.




