di Alberto Galvi –

A partire dal prossimo anno la Malesia vieterà l’uso dei social media agli utenti con meno di 16 anni, scegliendo di limitare l’accesso alle piattaforme digitali per proteggere i giovani da rischi come cyberbullismo, truffe finanziarie e abusi sessuali online. Negli ultimi anni il Paese ha già imposto controlli più rigorosi alle aziende del settore, in risposta a quello che considera un aumento di contenuti dannosi, tra cui gioco d’azzardo online e post sensibili su razza, religione e nobiltà.

In base a una nuova normativa che entrerà in vigore a gennaio, le piattaforme e i servizi di messaggistica con più di otto milioni di utenti saranno obbligati a ottenere una licenza. Gli effetti dei social media sulla salute e sulla sicurezza dei minori rappresentano una crescente preoccupazione globale: aziende come TikTok, Snapchat, Google e Meta Platforms stanno affrontando negli Stati Uniti cause legali per il loro presunto ruolo nell’alimentare una crisi di salute mentale tra i giovani. Facebook, Instagram, Snapchat, Threads, TikTok, X e YouTube, così come il forum Reddit e il servizio di live streaming Kick, rischiano sanzioni fino a 50 milioni di dollari australiani.

Anche altri Paesi stanno intervenendo. In Australia le piattaforme di social media si preparano a disattivare gli account registrati da utenti sotto i 16 anni. L’Indonesia, a partire da gennaio, intende introdurre un’età minima per l’accesso ai social media. Francia, Spagna, Italia, Danimarca e Grecia stanno inoltre testando congiuntamente un modello di app per verificare l’età degli utenti.