di Giuseppe Gagliano –
Secondo l’Africa Confidential, l’Algeria starebbe usando i rifugiati come scudi umani per nascondere i combattenti separatisti lungo il confine con il Mali, impedendo così all’esercito maliano di riprendere il controllo completo della zona di Tinzaouatène. Questa strategia complessa mira a esporre l’esercito maliano a possibili accuse di violenze contro i civili, sfruttando la presenza di separatisti che si mescolano alla popolazione civile rifugiata per evitare di essere individuati e neutralizzati. La posizione dell’Algeria, guidata dal regime di Abdelmadjid, sembra volta a mantenere una situazione di instabilità cronica nella regione, dando spazio a una guerra di guerriglia all’interno del territorio maliano. L’esercito algerino sfrutterebbe quindi i flussi di rifugiati come strumento per rallentare l’avanzata maliana, permettendo ai gruppi terroristici e separatisti di operare indisturbati e confondersi tra i civili, assicurando al contempo una pressione continua sulle forze armate del Mali.
Questa tattica che si fonda su una strategia di confusione e infiltrazione, minaccia di destabilizzare ulteriormente un’area già fortemente colpita da conflitti interni e insurrezioni jihadiste. Le implicazioni geopolitiche sono rilevanti, poiché l’atteggiamento algerino si contrappone apertamente agli sforzi del Mali di ripristinare la stabilità e il controllo del territorio, sollevando anche il rischio di coinvolgimenti internazionali, date le possibili accuse di violazione dei diritti umani che potrebbero sorgere in risposta a eventuali scontri tra esercito e civili rifugiati. La comunità internazionale dovrebbe tenere alta l’attenzione su questa manovra dell’Algeria, poiché potrebbe scatenare una spirale di violenze e ostacolare gravemente il già fragile processo di sicurezza in Sahel.




