di Alberto Galvi –
Il governo militare del Mali ritarderà le elezioni presidenziali previste per febbraio, volte a riportare al potere i leader civili nella nazione dell’Africa occidentale tormentata dal conflitto. Le elezioni politiche erano previste per la fine del 2023, prima di quelle presidenziali.
Questo è l’ennesimo ritardo nel programma della giunta per restituire il potere ai civili: i militari, che hanno compiuto i colpi di Stato nel 2020 e nel 2021, avevano precedentemente promesso elezioni legislative per il febbraio 2022. Il leader della giunta, Assimi Goïta, aveva già annunciato alla fine del 2021 di non essere in grado di rispettare il calendario concordato con il blocco regionale ECOWAS (Comunità economica degli Stati dell’Africa Occidentale), perché sarebbe servito più tempo per attuare riforme radicali.
I due turni di votazioni, fissati per il 4 e il 18 febbraio, saranno leggermente rinviati. Tra le ragioni rientrano l’attuazione di una nuova Costituzione, la revisione delle liste elettorali, e la controversia con la società francese Idemia, che secondo il governo è coinvolta nel processo di censimento. Le nuove date per le elezioni presidenziali saranno comunicate più avanti.
In seguito alle pressioni dell’ECOWAS, i leader militari del Mali si sono impegnati a tenere le elezioni a febbraio, e in cambio l’organizzazione africana ha revocato una serie di sanzioni commerciali e finanziarie nei confronti del paese nel luglio dello scorso anno. Le sanzioni sono state imposte nel gennaio 2022, quando il governo militare stava valutando la possibilità di restare al potere fino a cinque anni.
Lo scorso 18 giugno i maliani hanno votato un referendum che introduce una nuova costituzione, che secondo gli oppositori conferisce al capo dello Stato ampi poteri, ma secondo il governo aprirà la strada alle elezioni e al ritorno al governo civile.




