di Francesco Cirillo

Da questa mattina le strade della capitale del Mali, Bamako, sono scosse dal quarto tentativo di colpo di stato nell’arco di poco tempo, messo in atto da una fazione delle forze armate del paese.

Dalle prime indiscrezioni le truppe golpiste hanno attuato una rapida presa delle principali infrastrutture governative e dell’emittente statale televisiva ORTM, arrestando il presidente dell’assemblea nazionale del Mali, il capo di stato maggiore delle Forze armate, il ministro degli Esteri, Kamissa Camara, e quello dell’Economia e finanze, Abdoulaye Daffé.

Il golpe è iniziato in mattinata alle 8 da parte delle unità militari della guarnigione di stanza nella base di Kati, a nord di Bamako. Per il momento non si sanno con esattezza chi siano i leader ma si ipotizza come organizzatore un certo colonnello Diaw.

Nel paese, la cui parte settentrionale continua ad essere in mano a gruppi jihadisti, i malumori nei confronti del governo si protraggono da mesi, al punto che il presidente Ibrahim Boubacar Keita ha annunciato lo “scioglimento di fatto” della Corte Costituzionale.

Tra le accuse mosse dalle opposizioni al governo vi sono la crisi economica, la corruzione e l’incapacità di fronteggiare la minaccia jihadista. Al momento Keita si sarebbe rifugiato in un compound dell’Onu.