di Giuseppe Gagliano –
Il Mali rischia di diventare uno dei nuovi terreni di scontro della competizione globale tra Russia e Occidente. Le indiscrezioni su presunti intermediari francesi che avrebbero proposto a oppositori maliani in esilio droni armati e addestramento militare in Ucraina raccontano una realtà sempre più evidente: il Sahel non è più soltanto una crisi regionale, ma uno dei fronti indiretti della rivalità internazionale.
Al di là della reale vicinanza degli intermediari ai servizi francesi o ucraini, colpisce il fatto che una simile proposta appaia oggi credibile. La presenza russa in Mali, consolidata dopo l’arrivo di Wagner e delle strutture che ne hanno raccolto l’eredità, ha trasformato il Paese in una pedina della competizione geopolitica. Parigi, estromessa da Bamako, continua a osservare la regione, mentre Kiev potrebbe essere tentata di colpire gli interessi russi anche fuori dal teatro europeo.
Per gli oppositori maliani, accettare sostegno militare avrebbe significato offrire alla giunta di Assimi Goïta un potente strumento propagandistico, consentendole di presentare ogni dissenso come il risultato di una cospirazione straniera. Il rifiuto di percorrere la strada della lotta armata evita per ora di rafforzare la narrativa del regime, che fonda gran parte della propria legittimità sulla difesa della sovranità nazionale contro presunte interferenze esterne.
La vicenda evidenzia anche l’evoluzione della guerra moderna. I droni, resi celebri dal conflitto in Ucraina, sono diventati strumenti accessibili anche a gruppi ribelli e forze irregolari. Nel Sahel, caratterizzato da enormi distanze e infrastrutture limitate, piccoli velivoli armati possono colpire convogli, basi e depositi con costi contenuti, alterando gli equilibri sul terreno senza la necessità di una forza aerea tradizionale.
Per la Francia, l’episodio rappresenta un ulteriore problema d’immagine. Dopo anni di interventi militari e operazioni antiterrorismo, Parigi continua a essere percepita da molti attori locali come una potenza pronta a interferire negli affari interni della regione. Anche in assenza di prove concrete di un coinvolgimento ufficiale, ogni sospetto alimenta la narrativa anti-francese promossa dalla giunta maliana e dai suoi alleati.
Sul piano strategico, il Mali si trova al centro di interessi che vanno ben oltre la sicurezza. Oro, risorse minerarie, rotte commerciali e migratorie, contratti militari e influenza politica rendono il Sahel una regione di crescente importanza geoeconomica. In questo contesto, il rischio è che il Paese diventi sempre più un luogo di confronto tra potenze esterne, mentre la popolazione continua a pagare il prezzo più alto dell’instabilità.
La vicenda dei droni non prova l’esistenza di un piano coordinato contro Bamako, ma dimostra quanto il conflitto maliano sia ormai intrecciato con dinamiche globali. Quando la guerra in Ucraina proietta la propria ombra fino al Sahel, il Mali cessa di essere soltanto una crisi africana e diventa uno specchio delle nuove rivalità del sistema internazionale.




