di Giuseppe Gagliano –
Le forze armate del Mali hanno lanciato una vasta operazione militare in oltre undici località nel giro di quarantotto ore, intensificando la pressione sui gruppi armati attivi nel Paese. L’obiettivo non è soltanto respingere gli attacchi, ma colpire contemporaneamente basi operative, reti logistiche, depositi di carburante, mezzi di trasporto e presunti collaboratori delle organizzazioni jihadiste.
Le operazioni, condotte da Dandougu a Tombouctou, da Labezanga a Kidal, fino a Djenné e Niono, hanno portato alla distruzione di veicoli, al sequestro di motociclette e carburante e all’arresto di persone sospettate di fornire supporto logistico e informazioni ai gruppi armati. L’offensiva punta a interrompere le linee di rifornimento che consentono ai miliziani di mantenere la propria mobilità sul territorio.
Uno degli aspetti più rilevanti riguarda proprio il controllo della logistica. Nel contesto del Sahel, il carburante rappresenta una risorsa strategica indispensabile per gli spostamenti delle colonne armate, per il traffico illecito e per il controllo delle rotte commerciali. I sequestri di combustibile e i controlli sui mezzi di trasporto indicano la volontà di colpire anche la rete economica che sostiene le attività dei gruppi jihadisti.
Parallelamente, l’esercito ha intensificato l’impiego dell’aviazione per colpire basi temporanee e convogli, cercando di sfruttare rapidamente le informazioni raccolte sul terreno prima che gli obiettivi possano disperdersi. La strategia mira ad aumentare la pressione sui gruppi armati in un territorio vastissimo, dove rapidità e capacità di intervento rappresentano fattori determinanti.
L’offensiva si inserisce nel più ampio processo di rafforzamento dell’Alleanza degli Stati del Sahel, che riunisce Mali, Burkina Faso e Niger dopo il progressivo allontanamento dalla cooperazione militare con la Francia e altri partner occidentali. Bamako punta a dimostrare di poter gestire autonomamente la sicurezza nazionale attraverso nuove alleanze e una strategia più offensiva.
Resta tuttavia aperta la sfida della stabilizzazione. Le operazioni militari possono ridurre temporaneamente la capacità operativa dei gruppi armati, ma il controllo duraturo del territorio richiede anche il rafforzamento delle istituzioni civili, della presenza amministrativa e dei servizi pubblici nelle aree più isolate.
La nuova offensiva segnala comunque un cambio di approccio da parte del governo maliano, che punta a portare il confronto direttamente nelle retrovie delle organizzazioni armate, cercando di limitarne non solo la capacità militare, ma anche le risorse economiche e logistiche che ne sostengono le attività.




