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Si aggrava la situazione della sicurezza in Mali, dove gruppi jihadisti legati ad al-Qaeda e milizie separatiste tuareg stanno avanzando contro le forze governative, portando i combattimenti sempre più vicino alla capitale.
Secondo fonti locali, gli scontri sarebbero ormai a circa 15 chilometri da Bamako, alimentando timori per una possibile escalation nel cuore politico del Paese. La pressione sulle truppe governative appare in aumento, mentre la popolazione civile vive ore di crescente incertezza.
Parallelamente, combattimenti intensi sono segnalati anche nell’area di Kidal, considerata la capitale simbolica delle comunità tuareg e da tempo uno dei principali focolai di tensione nel nord del Mali. Qui le forze separatiste continuano a mantenere una presenza significativa, rafforzando la loro posizione nel conflitto.
L’attuale offensiva evidenzia la fragilità del quadro di sicurezza nel Paese dell’Africa occidentale, già segnato da anni di instabilità politica, colpi di Stato e violenze jihadiste. Analisti temono che l’avanzata simultanea di gruppi estremisti e milizie locali possa compromettere ulteriormente il controllo territoriale del governo.
Al momento non è chiaro se le autorità maliane riusciranno a contenere l’offensiva o se sarà necessario un intervento internazionale per evitare un peggioramento della crisi: dopo il ritiro delle forze francesi e la chiusura dell’operazione dell’Onu Minusma due anni fa, a sostenere il governo centrale di Assimi Goita è la Russia.




