di Alberto Galvi –

Il Mali sta vivendo una nuova e drammatica ondata di insicurezza. Tra maggio e ottobre 2025 i gruppi jihadisti attivi nel Paese hanno rapito almeno 22–26 cittadini stranieri, il numero più alto mai registrato.

Le vittime includono cittadini cinesi, indiani, egiziani, emiratini e iraniani, oltre a un serbo, un croato e un bosniaco provenienti dai Balcani. Una dinamica che conferma la crescente importanza dei sequestri nella cosiddetta “jihad economica” del JNIM (Jama’at Nusrat al-Islam wal-Muslimin), con le città di Kayes e Nioro du Sahel tra le più colpite.

La responsabilità dei rapimenti è attribuita in larga parte al JNIM, coalizione affiliata ad Al-Qaeda attiva nel Sahel, all’interno della quale il FLM (Fronte di Liberazione della Maçina) risulta il gruppo più operativo. Le tattiche del FLM ricalcano quelle di AQIM e di Ansar Dine, organizzazioni jihadiste che in passato si allearono con i separatisti tuareg nel tentativo di conquistare il Mali settentrionale.

Secondo gli analisti, i sequestri rappresentano una fonte di finanziamento per le operazioni militari jihadiste, oltre a costituire uno strumento per demotivare gli investimenti esteri e destabilizzare ulteriormente il già fragile contesto politico ed economico del Paese.