Mali. Ricompare il comandante tuareg dato per morto e cresce l’allarme per l’alleanza con i jihadisti

di Giuseppe Gagliano –

Il comandante tuareg Mbareck Ag Akli, che le forze russe di Africa Corps avevano dichiarato ucciso nei combattimenti di Anéfis all’inizio di luglio, è ricomparso sul campo, smentendo le comunicazioni diffuse durante l’offensiva nel nord del Mali. La sua presenza conferma le difficoltà nel verificare le informazioni provenienti dal teatro di guerra e rilancia il ruolo del leader del Fronte di liberazione dell’Azawad.
La ricomparsa di Ag Akli assume un valore strategico perché evidenzia il rafforzamento della cooperazione tra il movimento separatista dell’Azawad e il Gruppo di sostegno all’Islam e ai musulmani (JNIM), organizzazione jihadista affiliata ad al Qaeda. Pur perseguendo obiettivi politici differenti, i due gruppi condividono il comune interesse a contrastare la giunta militare del presidente Assimi Goïta e le forze russe di Africa Corps.
Le offensive coordinate condotte negli ultimi mesi contro località come Anéfis, Gao e Aguelhoc hanno dimostrato una crescente capacità operativa dei ribelli, che combinano mobilità, conoscenza del territorio e attacchi contro convogli logistici e infrastrutture militari. Per i separatisti l’intesa garantisce maggiore forza militare, mentre i jihadisti ottengono accesso alle reti tribali e a territori strategici del nord del Paese.
I combattimenti hanno inoltre evidenziato i limiti dell’intervento russo. Pur disponendo di superiorità tecnologica e supporto aereo, Africa Corps e l’esercito maliano continuano a confrontarsi con un territorio vastissimo, linee di rifornimento vulnerabili e un’insurrezione capace di colpire rapidamente e disperdersi nel deserto.
La situazione mette sotto pressione la strategia della giunta di Bamako, che aveva fondato la propria legittimità sull’allontanamento della Francia e sulla cooperazione con Mosca per ristabilire la sicurezza. Le recenti offensive dei gruppi armati dimostrano invece che il governo fatica ancora a consolidare il controllo del territorio e a garantire la sicurezza delle principali vie di comunicazione.
L’instabilità continua inoltre ad avere pesanti ripercussioni economiche, ostacolando il commercio, aumentando i costi dei trasporti e alimentando il controllo delle rotte del contrabbando, delle miniere e delle altre risorse strategiche. In questo contesto, la sopravvivenza di Ag Akli assume un forte valore simbolico e conferma come il conflitto nel Sahel resti caratterizzato tanto dallo scontro militare quanto dalla guerra dell’informazione.