di Giuseppe Gagliano –

Il Marocco ha annunciato un incremento del 18% della spesa militare per il 2026, portandola a 17,1 miliardi di dollari. Si tratta di un salto significativo che riflette non solo l’evoluzione della sua postura strategica, ma anche la crescente tensione con Algeria. Negli ultimi sette anni la spesa per la difesa è cresciuta costantemente, registrando un aumento complessivo di quasi il 40% rispetto al 2019. Il piano di bilancio presentato al Parlamento arriva appena due settimane dopo che Algeri ha annunciato un budget di 24 miliardi di dollari per la difesa, pari a un quarto della spesa pubblica nazionale.

La corsa agli armamenti tra Marocco e Algeria non è episodica, ma si inserisce in un conflitto geopolitico radicato. La disputa per il controllo del Sahara Occidentale continua a essere il cuore del contendere: Rabat considera il territorio parte integrante del Regno, mentre Algeri sostiene il Fronte Polisario, movimento indipendentista. La rottura diplomatica e la chiusura delle frontiere hanno trasformato la competizione politica in un confronto militare latente, caratterizzato da riarmo progressivo e crescente proiezione strategica.

Negli ultimi anni, Rabat ha adottato una strategia mirata a diversificare i propri fornitori di armamenti per ridurre la dipendenza dai Paesi occidentali. Accordi con Cina, India, Turchia, Brasile e Pakistan affiancano il tradizionale partenariato strategico con Stati Uniti d’America. La modernizzazione militare marocchina punta su tre direttrici: acquisizione di armamenti avanzati, rafforzamento della produzione nazionale e riduzione delle vulnerabilità in caso di sanzioni o crisi geopolitiche.

Nonostante l’apertura a nuovi partner, Washington rimane il pilastro della difesa marocchina. Le esercitazioni congiunte, tra cui African Lion, rappresentano uno dei più importanti strumenti di cooperazione militare nel continente africano. Il 20 ottobre, il comandante del United States Africa Command, Dagvin Anderson, ha avviato una visita ufficiale per rafforzare la collaborazione bilaterale. La partnership con gli Stati Uniti, sancita dalla Roadmap di Cooperazione sulla Difesa 2020-2030, posiziona Rabat come uno dei principali attori strategici nordafricani nel dispositivo di sicurezza americano.

Il riarmo algerino, con una spesa di 24 miliardi di dollari e un peso difensivo tra i più alti al mondo in rapporto al PIL, e la risposta marocchina, riflettono una dinamica di deterrenza reciproca. Entrambi i Paesi stanno investendo non solo in armamenti convenzionali, ma anche in capacità di intelligence, sistemi aerei avanzati, droni e tecnologie missilistiche. Questo scenario rafforza la proiezione di potenza nel Nord Africa e nel Sahel, regioni sempre più rilevanti per le rotte energetiche e commerciali euro-mediterranee.

La corsa agli armamenti rischia di aggravare l’instabilità di un’area già attraversata da fratture strategiche. Un equilibrio militare precario tra Rabat e Algeri può trasformarsi rapidamente in crisi politica o confronto armato, specialmente se alimentato da incidenti di frontiera o escalation diplomatiche. Inoltre, la crescente presenza di attori esterni — dagli Stati Uniti alla Cina — trasforma la rivalità regionale in un campo di proiezione multipolare, in cui la sicurezza mediterranea e africana diventa parte di competizioni globali.