di Giuseppe De Santis –
Negli ultimi anni la Mauritania ha avuto una discreta crescita economica trainata dall’estrazione di gas naturale e di minerali vari. realtà che ha comportato l’immigrazione negli anni di decine di migliaia di individui e famiglie provenienti da diversi paesi africani.
I migranti in passato usavano la Mauritania per raggiungere le isole Canarie per poi arrivare in Europa, ma poi si sono adattati a rimanere nel paese e spesso a lavorare in nero nell’agricoltura e nell’edilizia, soprattutto a Nouadhibou e in altre città al confine col Senegal.
Questa situazione però ha allarmato il governo e le autorità mauritane hanno iniziato ad arrestare ed espellere migliaia di immigrati africani, spesso strappati dalle loro case e dei luoghi di lavoro: solo a marzo 1200 africani sono stati espulsi, nonostante in gran parte fossero in regola coi permessi di lavoro.
Il ministro dell’Interno ha giustificato le espulsioni di massa col fatto che il governo vuole tutelare l’integrità territoriale e gli interessi dei cittadini mauritani, segno di una campagna anti-immigrati non solo destinata a continuare, ma anche ad essere intensificata, ignorando quindi gli appelli delle associazioni umanitarie.




